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Nel cuore di "Minsk", un film da perdere il fiato

LA RECENSIONENel cuore di "Minsk", un film da perdere il fiato

20.10.22 - 09:24
Ospitata al Film Festival Diritti Umani Lugano, la pellicola convince e trascina lo spettatore in un vortice di paura
Film Festival Diritti Umani Lugano
Nel cuore di "Minsk", un film da perdere il fiato
Ospitata al Film Festival Diritti Umani Lugano, la pellicola convince e trascina lo spettatore in un vortice di paura

SAVOSA - È un film che di forte ha tutto: il senso, il linguaggio, i segni che lascia nella mente di chi guarda e sul corpo di chi subisce. "Minsk" è la quarta prova di Boris Guts, regista, produttore e sceneggiatore russo. Con la sua ultima pellicola, ospite della rassegna Film Festival Diritti Umani Lugano, ha fatto breccia nel cinema internazionale e, possiamo dirlo, se lo merita.

È il 9 agosto 2020, Alexander Lukashenko viene eletto per il sesto mandato consecutivo alle elezioni presidenziali. Da mesi le proteste cittadine infiammano le piazze, ma con la riconferma del leader del Paese dal 1994, la situazione si incrina e da manifestazioni che chiedono un voto giusto si arriva al vero e proprio inizio di una rivoluzione. In questo contesto si inserisce la storia di Pasha e Yulia, una coppia appena sposata con un mutuo da pagare e il desiderio di mettere su famiglia.

"Minsk" è un racconto di amore, paura e tradimenti, ma che di romantico ha poco. La sceneggiatura è asciutta ed essenziale, senza fronzoli e terribilmente sincera. Le immagini sono studiate nei minimi dettagli, con luci, colori e ambienti che riescono a rispecchiare una volta la tragicità del momento, un'altra la leggerezza di una coccola sotto le coperte. Ogni scena ha un ritmo diverso: è un film dinamico che non permette agli occhi di staccarsi dallo schermo.

La bellezza si ferma però all'impostazione del film, perché quanto avviene e quanto viene mostrato non è facile da digerire. I due protagonisti dovranno vedersela con la Riot Police bielorussa, nota nelle cronache per i suoi mezzi di oppressione e per i suoi modi violenti nei confronti dei civili che si oppongono a Lukashenko. In questa sequenza la violenza psicologica e quella fisica si passano la palla, facendo salire la tensione nel film, ma anche nel corpo di chi guarda.

Complessivamente, Boris Guts restituisce un film reale, che lascia un nodo in gola e un peso nello stomaco dello spettatore. Si inserisce sicuramente in quei titoli da non perdere: da un lato per la sua importanza attuale e dall'altro per la sua sincerità. "Minsk" commuove, strugge e taglia il fiato, e alla fine ricorda a chi guarda e a chi si prende le batoste di tornare a respirare.

La prevendita del Festival Diritti Umani Lugano acquistabile su biglietteria.ch

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