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LOCARNOI padri (e le madri) dell'autogestione ticinese si raccontano

27.05.22 - 09:50
Il 24 aprile del 1971 nasceva il primo evento autogestito in Ticino: il «Cantiere della Gioventù» a Locarno.
FM
I padri (e le madri) dell'autogestione ticinese si raccontano
Il 24 aprile del 1971 nasceva il primo evento autogestito in Ticino: il «Cantiere della Gioventù» a Locarno.
Francesca Machado e Pietro Künzle ci raccontano la storia di quelle cinque settimane che hanno fatto vibrare l'intero cantone.

LOCARNO - Era il 24 aprile del 1971 quando, nei Giardini Rusca a Locarno, veniva inaugurato il «Cantiere della Gioventù», primo centro autogestito del cantone. Un progetto vasto e ambizioso, che ha coinvolto per cinque settimane giovani da tutto il cantone. Malgrado il successo, la manifestazione non è più stata riproposta durante gli anni successivi.

In occasione di un evento commemorativo dei 51 anni che avrà luogo domenica 29 maggio a Locarno, due personalità legate al Cantiere ripercorrono quei giorni rievocando l'ambiente nel quale è maturata l'idea del progetto.

«Il movimento nasceva dalla necessità di una riflessione sulla società e sull'utilizzo degli spazi da parte dei giovani durante il tempo libero» sottolinea Francesca Machado, ancora troppo giovane all'epoca, ma oggi responsabile dell'evento per i 50 anni del progetto. «Il tempo libero all'epoca era visto con disprezzo da parte della società. Ascoltare musica per esempio era considerato l’equivalente di oziare».

Lo zoccolo duro - «Il comitato era eterogeneo, con ragazzi che si aggiungevano man mano durante i preparativi. L'ambiente era molto spontaneo» ricorda Pietro Künzle, a quel tempo membro attivo dell’organizzazione. I giovani si erano riuniti attorno all’ex insegnante e pacifista Gerold Meyer ed erano animati dalla volontà di unire gli studenti in un movimento di riflessione e di condivisione.

«Personalmente ero responsabile del forum eventi, un luogo che poteva ospitare più di 350 persone». I dibattiti che si svolgevano erano sempre molto attuali, continua Künzle. «Abbiamo organizzato una serata sull'obiezione di coscienza, un’altra sulla questione palestinese, abbiamo trattato il problema legato alla diffusione dalla droga tra i giovani».

Ecologia e ambiente - «L'evento era molto sensibile anche alle tematiche ambientali - prosegue Künzle -. Già all'epoca proponevamo dibattiti sul cambiamento climatico. Ricordo due studenti a Zurigo che di notte penetrarono in una fabbrica nel locarnese sospettata d'inquinare le acque del lago. Seguendo i tubi di scarico sono riusciti a scoprire la corrosione delle infrastrutture e le fuoriuscite di materiai tossici». Un gesto, questo che secondo Künzle era diventato in seguito «leggendario» nel gruppo di attivisti.

Creatività e spontaneità - Durante queste cinque settimane si sono svolti anche concerti e spettacoli teatrali, oltre ai vari atelier manuali e di ceramica. «Il focus era rivolto alla creatività, si voleva dare uno spazio in cui questa dimensione poteva fiorire» aggiunge l'ex membro del comitato. 

Dopo quei giorni felici, il cantiere è stato smantellato. «Il comitato si è sgretolato. L’idea del cantiere era quella di lanciare poi diversi altri progetti meno impegnativi».

Cosa è successo dopo - L’eredità del cantiere è stata raccolta da altre organizzazioni che si sono lasciate ispirare dal successo di Locarno. Il cantiere giovani è stato in questo senso pioniere del movimento di autogestione in Ticino. Un progetto limitato nel tempo, ma che ha creato un seguito importante. «Ha portato un vento nuovo, carico di voglia di cambiamenti» sottolinea Francesca Machado.

Un vento nuovo - Il Cantiere nasceva in un contesto sociale particolare, quello dei sessantottini. Sull'onda di questo entusiasmo, Machado ricorda l'occupazione dell'aula 20 alla magistrale di Locarno. I protagonisti non erano gli stessi, eppure anche questo episodio testimonia la portata e l'estensione del movimento giovanile in Ticino sul finire degli anni 70’. «Emergeva la voglia e la volontà di cambiare il mondo. Magari eravamo degli illusi, ma credevamo in quello che stavamo facendo».

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