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LUGANO“L'emergenza molinari” «è prettamente politica»

22.03.21 - 16:59
Ne sono convinti Carola Barchi e Augusto Bernasconi (PLR) che lanciano un appello al Municipio
TiPress
“L'emergenza molinari” «è prettamente politica»
Ne sono convinti Carola Barchi e Augusto Bernasconi (PLR) che lanciano un appello al Municipio

LUGANO - «La convenzione tra Municipio di Lugano, Consiglio di Stato e Alba (in rappresentanza dei molinari) è entrata in vigore il 18 dicembre 2002. Se qualcuno riteneva che dovesse essere "disdetta" o modificata ha avuto ben 18 anni di tempo per occuparsene e non si capisce perché debba diventare "un'emergenza"se non per pure ragioni elettorali». Ne sono convinti Carola Barchi e Augusto Bernasconi, candidati al Consiglio comunale di Lugano per il PLR, che hanno lanciato un appello.

Nella sua seduta del 18 marzo l'Esecutivo ha deciso di notificare una disdetta formale della convenzione dando all'autogestione venti giorni per lasciare il comparto dell'ex Macello di Lugano. Ma le tempistiche non piacciono a chi pensa si tratti di una mossa «per buttare fumo negli occhi all'opinione pubblica, che in questi giorni è intenta a farsi un'idea sulle proposte politiche dei partiti e delle candidate e dei candidati per il futuro di Lugano».

Da qui l'idea di lanciare un appello in quattro punti rivolto all'Esecutivo, a cui però si chiede alla popolazione di aderire. Primo: il Municipio di Lugano riveda la sua decisione e permetta al nuovo Esecutivo post elezioni «di valutare quali opzioni attuare nei confronti dell'esperienza dell'autogestione all'ex Macello». Secondo: spieghi la conformità del termine di 20 giorni dato ai molinari per andarsene con le leggi svizzere e ticinesi. Terzo: dica se ritiene di disdire o meno la convenzione e come ha intenzione di gestire le possibili manifestazioni di solidarietà in questa fase di misure anti-covid. Quarto: dica quali edifici e sedimi è propenso a mettere a disposizione di esperienze dell'autogestione oppure se vuole una Lugano "off limits" per forme di autogestione in Città.

Per Barchi e Bernasconi «l'opinione pubblica non può essere "imprigionata" in emergenze, soprattutto quando queste non lo sono». 

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