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13.01.2021 - 10:140

«Perché il personale delle case anziani viene vaccinato prima di noi malati cronici?»

In apparente contraddizione con il sito dell'UFSP, gli operatori di queste strutture hanno la precedenza.

La procedura, però, è conforme alla strategia di vaccinazione. Il medico cantonale: «Al momento non è ancora possibile dare indicazioni precise in termini di tempo».

BELLINZONA - Quando C.* ha letto le linee guida dell'UFSP per la campagna vaccinale contro il Covid-19 ha tirato un sospiro di sollievo. Il primo gruppo a ricevere il preparato sarebbe stato quello delle persone particolarmente a rischio, ossia gli anziani e le persone con malattie croniche ad altissimo rischio. Per lei, che è diabetica e da mesi può a mala pena uscire di casa, la notizia ha rappresentato la classica luce in fondo al tunnel.

È con un certo stupore, quindi, che la nostra lettrice ha appreso che, in Ticino, i dipendenti delle case anziani sarebbero stati vaccinati in contemporanea con gli ospiti delle stesse e prima delle persone con malattie croniche: «Le linee guida della Confederazione non prescrivono questo - lamenta -. A Zurigo le persone con malattie croniche vengono vaccinate prima del personale sanitario».

A leggere le indicazioni della Confederazione, in effetti, non sembrano esserci margini d'interpretazione: «La vaccinazione è prevista in via prioritaria per i seguenti gruppi target a partire dai 16 anni: Gruppo target 1 (persone particolarmente a rischio, escluse le donne incinte); Gruppo target 2 (personale sanitario a contatto con pazienti / personale di assistenza a persone particolarmente a rischio)», e via di seguito con i gruppi 3 e 4. «Dopo le persone del gruppo target 1 la vaccinazione sarà offerta alle persone dei gruppi target 2, 3 e 4 in questo ordine», continua il sito dell'UFSP. E aggiunge: «Se appartenete alla categoria delle persone affette da malattie croniche ad altissimo rischio, il vostro medico curante vi raccomanderà di sottoporvi alla vaccinazione il prima possibile».

Insomma, perché in Ticino (e non solo) i dipendenti delle case anziani vengono vaccinati prima delle persone con patologie croniche ad altissimo rischio? «La strategia applicata dal canton Ticino segue la strategia di vaccinazione e le raccomandazioni dell’Ufficio federale della sanità pubblica», conferma, da noi contattato, l'Ufficio del medico cantonale. «Nelle indicazioni fornite dall’UFSP e dalla Commissione federale per le vaccinazioni viene precisato che nel gruppo delle persone vulnerabili cui va data priorità, assieme ai residenti delle case per anziani, va vaccinato contemporaneamente il personale che si occupa di loro», aggiunge.

Il personale delle case anziani rientra insomma nel "Gruppo target 1", come gli anziani e le persone con malattie croniche ad altissimo rischio. Una precisazione, questa, che non è immediatamente ritrovabile sul sito dell'Ufficio federale della Sanità pubblica: una mancanza che può senz'altro creare un po' di confusione nel cittadino che tenta d'informarsi.

Confusione che, a quanto pare, può generare anche il sito del canton Zurigo: «I primi a essere vaccinati sono le persone a partire dai 75 anni e i pazienti ad altissimo rischio (adulti con malattie croniche ad alto rischio indipendentemente dall'età)», si legge nell'introduzione alla strategia vaccinale cantonale. Un paio di paragrafi più sotto, però, arriva la precisazione: «L'obiettivo è che le abitanti e gli abitanti delle case anziani così come il personale abbiano ricevuto la prima dose del vaccino entro metà marzo».

Confusione a parte, «quanto dovranno aspettare i malati cronici per farsi vaccinare?». Al momento, purtroppo, «non è ancora possibile dare indicazioni precise in termini di tempo»: «A dipendenza della fornitura di vaccino, sarà possibile aprire l’accesso alla vaccinazione alle persone over 80 prima, e over 75 in seguito», spiega l'Ufficio del medico cantonale. «Questi gruppi sono i prossimi a cui si darà la possibilità di annunciarsi», aggiunge.

L'omologazione del preparato di Moderna da parte di Swissmedic garantisce ora una maggiore disponibilità di dosi, ma il DSS è tornato a ribadire ieri la sua adesione alla strategia della Confederazione, che impone di raggiungere prima i gruppi a rischio in funzione della disponibilità in questa fase ancora limitata dei vaccini Pfizer e Moderna. Il prossimo passo è la vaccinazione "di prossimità", coinvolgendo studi medici e Comuni.

I malati cronici, insomma, si armino di (ancora un po' di) pazienza.

* Nome noto alla redazione

 

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