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RIVA SAN VITALE
18.09.2020 - 07:090
Aggiornamento : 10:47

«L'equilibrio tra lavoro e famiglia? È più dura che scolpire»

Trent'anni fa la scultrice e pittrice Gabriela Spector ha lasciato l'Argentina per mettere radici in Ticino.

Poche donne fanno il suo mestiere perché, dice, «il problema è la ricerca dell'equilibrio perfetto tra lavoro e famiglia. Ma ci stiamo facendo strada in tutti i campi»

di Redazione
GAIA NANNINI

RIVA SAN VITALE - Le sue opere, realizzate perlopiù in bronzo e con dimensioni talvolta monumentali, richiedono molta forza, ma l’artista non si è mai fatta scoraggiare e continua a essere una delle (poche) scultrici donna del nostro cantone.

Dove nasce la sua passione?
«Ho scoperto l’arte plastica da piccola, a casa di una zia in Argentina. Dopo aver finito il liceo, non vedevo l'ora di cominciare l'Università delle Belle Arti nella mia città. Appena laureata, sono partita per Milano, ho frequentato anche l’Accademia di Carrara. Alla fine mi sono stabilita in Ticino. Adoro la vista della cupola del tempio di Santa Croce di Riva San Vitale e nel contempo il profumo di fiori di arancio delle strade di Tucumán. Ho l’opportunità di vivere due mondi che appartengono a uno solo e continuo a imparare facendo il lavoro che mi rende felice».

Quali materiali usa?
«Conosco bene il bronzo, ma ho lavorato anche il marmo, il legno, la resina e utilizzo regolarmente terracotta e gesso. Con il bronzo si possono realizzare sculture leggere ma anche solide e voluminose ed è eterno, perché non rischia il deterioramento. Purtroppo però richiede lunghi tempi di lavorazione e quindi il costo è elevato. Tuttavia, è partendo dal contenuto che si sceglie il materiale: a volte ho un’aspettativa ma dopo vari esperimenti mi accorgo che non funziona».

Di donne scultrici non se ne vedono molte.
«Il problema è la costante ricerca dell’equilibrio perfetto (tra l’altro impossibile) tra lavoro e famiglia, eppure ci stiamo facendo strada in tutti i campi. Hanno perfino cominciato a nominare le strade con nomi femminili e non è inusuale la presenza di donne in testa alla direzione di musei o imprese. Rivisitando la storia, educhiamo le nostre figlie ad avere la fiducia e la responsabilità ma anche il protagonismo in quel che facciamo. Quando c’è una buona sinergia, collaborare con altre donne mi piace moltissimo».

Attualmente ha un atelier?
«Dopo diversi traslochi, ora ho un laboratorio al pianterreno di casa, a Riva San Vitale, mentre le mie opere sono esposte in uno spazio permanente presso il vecchio fienile e il giardino della chiesa San Sisinio a Mendrisio».

Crea anche su commissione?
«Certo. È come entrare nel sogno del committente e disegnarlo con il mio linguaggio. Solitamente si tratta di doni per celebrare una ricorrenza, premi, simboli di eventi, come il festival del cinema di Locarno, oppure sculture monumentali. Sento di lasciare qualcosa di mio».

Il nostro cantone valorizza gli artisti?
«La collaborazione e la creazione di progetti con le autorità è fondamentale. Quando sono arrivata a Riva San Vitale, il Municipio mi ha chiamata con l’intenzione di acquistare un’opera. Abbiamo scelto ”Papà e bimba in bicicletta”, ora collocata in piazza. Una scultura in un luogo pubblico riconferma ancora di più l’identità del luogo».

Qual è l’opera più significativa che ha realizzato?
«Le “Wings” sono state il lavoro più complesso: una sorta di grande polena (4.15 metri di altezza) che diventa barca dove ci si può sedere o sdraiare e che gira intorno a un perno. Inoltre, la tematica è per me molto importante: le ali come simbolo di libertà e di crescita, in questo caso al femminile. L’Abbraccio invece mi ha coinvolta moltissimo per la sua materia emotiva: uno verso l’esterno e un altro verso l’interiorità». 

 

La sfida? Far sembrare semplice la complessità
La realizzazione di una scultura di grandi dimensioni richiede uno studio accurato. «Non si tratta solo d'ingrandire un lavoro piccolo, ma di avere la capacità di aiutare il cliente a scegliere il luogo più adatto dove collocare l’opera e riconoscere la giusta dimensione in armonia con quello che ha intorno», spiega Gabriela Spector. «Anche le superfici e i volumi si gestiscono a dipendenza della distanza da dove l’opera sarà vista». Un’impresa articolata e impegnativa, ma anche di equipe: «Collaboro con la fonderia Perseo di Mendrisio e a volte con ingegneri e architetti. Insomma, un lavoro complesso e affascinante. Quando tutto sembra semplice, invece, significa che è riuscito, ed è un’emozione bellissima!».

 

 

Claudia Cossu Fomiatti
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