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LOCARNO
31.07.2020 - 07:040

«Più decessi, ma niente affari d’oro»

La pandemia non ha fatto esplodere la cifra d’affari nel settore funerario

Anzi c'è chi ha fatto ricorso all’orario ridotto e spiega perché

LOCARNO - In questi mesi di pandemia anche le onoranze funebri hanno fatto ricorso all'orario ridotto. Ed è un “anche” che ha fatto strabuzzare gli occhi a chi riteneva i mesi del Covid sinonimo di superlavoro e guadagni record per i professionisti delle esequie.

La salute del personale - L’orario ridotto, ad esempio, è una misura richiesta e ottenuta, dal Centro funerario e crematorio locarnese di Nicora & Vigizzi Sa. Un’opzione giustificata innanzitutto da ragioni di sicurezza, spiega Marco Sgroi, direttore del Centro funerario: «Noi qui siamo in sei e abbiamo creato due gruppi, che lavoravano a giorni alterni per evitare di incrociarsi. La nostra richiesta di lavoro ridotto al 50% è stata motivata innanzitutto dalla volontà di proteggere il nostro personale ed evitare il rischio di una chiusura che avrebbe comportato problemi a più livelli».

Funerali spartani - Il direttore Sgroi ci tiene anche a sfatare l’opinione secondo cui quello più recente e drammatico sia stato un periodo di affari d’oro per le pompe funebri: «È vero che le cremazioni sono aumentate, ma non dimentichiamo che in Ticino ci sono quattro crematori. Senza scordare che i funerali durante il lockdown sono stati quanto mai "spartani" e al risparmio. Basti ricordare che le cerimonie erano vietate». Per il ritorno alla normalità ci vorrà del tempo: «Ancora oggi, di nostra iniziativa e per evitare assembramenti, preferiamo tenere chiusa la caffetteria del centro funerario. Le camere mortuarie sono state riaperte, ma possono entrare al massimo tre persone alla volta. L’attività resta protocollata e richiede meno personale. Preciso però, a beneficio dei critici, che abbiamo lavorato a orario ridotto a Locarno per meno di due mesi, dal 14 aprile fino all’8 giugno».

Più pressione, ma saldo dimezzato - Tra i paradossi di questo periodo straordinario spicca il fatto che «durante l’emergenza gli impegni sono aumentati, ma c’era meno lavoro effettivo da svolgere» rileva Sgroi, che spiega: «Se prima un funerale “normale” poteva arrivare all’ipotetica cifra di ottomila franchi (comprensivi di camera mortuaria, celebrazione in chiesa, cerimonia al centro funerario, servizio di caffetteria), dopo con i casi di Covid il costo finale del funerale si è quasi dimezzato. Questo a fronte di una pressione e un impegno aumentati, visto che gli ospedali, ad esempio, sollecitavano una rapida rimozione delle salme» conclude il direttore. 

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