Davide Perpignano
MORBIO INFERIORE
04.06.2020 - 08:090
Aggiornamento : 10:39

«Il Covid-19 si è preso mio padre a soli 67 anni, questo brano è dedicato a lui»

Federico Perpignano è morto il 14 marzo, è il sesto ticinese deceduto per coronavirus. L’iniziativa del figlio Davide.

La canzone “Un nuovo giorno” è scaricabile dal sito dell’artista. Le offerte saranno completamente devolute alla Catena della Solidarietà.

MORBIO INFERIORE - Per le statistiche il signor Federico Perpignano è il paziente numero sei deceduto in Ticino per Covid-19. Un uomo di soli 67 anni, che se ne è andato in silenzio lo scorso 14 marzo, praticamente all’inizio dell’emergenza. Il figlio Davide, 42enne di Morbio Inferiore, consulente di web marketing e cantante, ha deciso di dedicargli un brano struggente intitolato “Un nuovo giorno”. Lo si può scaricare direttamente dal sito dell’artista (www.didimusic.ch) e ogni offerta sarà devoluta alla Catena della Solidarietà.

Davide, chi era tuo padre?
«Soprattutto un amico. Insieme facevamo tante cose. Bevevamo il caffè, viaggiavamo, facevamo musica. Quando a inizio marzo si è ammalato, si pensava a una banale influenza. Anche perché lui era una persona in salute, non aveva particolari malattie pregresse».  

Invece aveva contratto il Covid-19…
«In gennaio e febbraio, quando ne sentivamo parlare, ci sembrava qualcosa di lontanissimo. E invece ci è piombato in casa da un giorno all’altro. Finché non si è colpiti da vicino, alcune cose non vengono capite. È accaduto anche a livello politico. Forse è umano che sia così».

Come hai vissuto la morte di tuo padre?
«Inizialmente con una reazione di chiusura. È stato terribile non poterlo più vedere dopo il suo ricovero all’ospedale La Carità di Locarno. Questa sarà una ferita che non si chiuderà mai. Poi mi sono detto che, forse, avrei potuto dare un senso a tutto ciò, creando un brano. Per lui. Ma non solo».

Hai scelto di donare tutto il ricavato in beneficenza…
«Sì. Più precisamente alle famiglie e alle persone che, in un modo o nell’altro, hanno avuto a che fare con il Covid-19».   

Il Covid-19 è la malattia degli estremi e delle incognite. Tu oggi come ti poni di fronte a questo virus?
«Io non sono favorevole alla tecnica del terrore, ma penso che non si possa neanche banalizzare il nuovo coronavirus come fanno alcuni. Ho notato tanta confusione politica e mediatica. “Un nuovo giorno” nasce come messaggio di speranza, ma anche come spunto di riflessione».

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