CANTONE
25.06.2019 - 06:480
Aggiornamento : 07:37

Il Molino a fianco degli asilanti

Il Centro Sociale preannuncia un presidio di solidarietà per questa sera a Camorino e punta il dito contro le istituzioni: «L'unico approccio possibile è la chiusura del bunker»

LUGANO - Da ieri mattina diversi asilanti presenti nel bunker della Protezione civile di Camorino hanno intrapreso lo sciopero della fame per protestare contro la gestione del Centro. A scatenare il malcontento, la decisione del Cantone di chiudere la struttura durante gli orari diurni, ovvero dalle 9.00 alle 18.00, senza fornire una sistemazione alternativa ai richiedenti l'asilo. «Costringerli a passare tutto il giorno sotto il sole cocente non è accettabile», precisava ieri l'avvocato e attivista per i diritti dei migranti Immacolata Rezzonico.

«Una fiammata di dignità» - A fianco degli asilanti si è schierato anche il Centro Sociale Il Mulino che in una nota inviata in redazione definisce il bunker come una «struttura di segregazione sotterranea» e preannuncia un presidio di solidarietà che si terrà questa sera a Camorino. La protesta dei richiedenti l'asilo - continuano i molinari - è «una fiammata di dignità e di resistenza attiva  da parte di chi vive in prima persona e sui propri corpi l'inasprimento massiccio e continuo delle leggi e delle disposizioni di asilo. Leggi e disposizioni che malcelano una sempre più effettiva segregazione e disumanizzazione delle persone migranti».

«Il bunker va chiuso» - Il CSOA Molino ricorda poi come le condizioni di vita al limite della sopportazione siano «già state ampiamente documentate e denunciate a più riprese», ma che poco è stato fatto per risolvere questo problema soprattutto a causa «della totale indifferenza delle istituzioni e dei responsabili diretti». Per questo motivo il Centro Sociale ritiene che «l'unico approccio possibile» sia quello «dell'immediata chiusura del bunker». 

I molinari concludono ricordando di essere «dalla parte di chi, con i suoi gesti, ci ricorda di essere umani» e di sostenere e solidarizzare «con le persone in sciopero della fame nel bunker».

 

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