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La clinica di Mendrisio, dall'alto.
MENDRISIO
24.10.2018 - 09:000
Aggiornamento : 30.10.2018 - 14:53

"Sparito" per sei volte dall'Osc

Il caso di un 30enne del Malcantone tocca il tasto dolente della sorveglianza dei pazienti. L'associazione delle famiglie: «Serve una struttura chiusa»

BOSCO LUGANESE - «È successo di nuovo, e succederà ancora». A inizio mese, la Polizia del Malcantone Est è intervenuta a casa di un 30enne di Bosco Luganese. A chiamarla sono stati i familiari «esasperati». Gli agenti hanno portato via il giovane, sotto gli sguardi dei vicini.

La famiglia scrive al Dss - Dalla primavera scorsa, il 30enne è riuscito a scappare sei volte dalla Clinica psichiatrica cantonale (Cpc). Ogni volta è stato riportato a Mendrisio e – dopo qualche settimana – è fuggito di nuovo. Preoccupata, la famiglia ha scritto al Dss chiedendo «misure di custodia più severe» a propria tutela. «Immaginiamo, purtroppo, di non essere i soli in questa situazione» hanno commentato a tio.ch-20minuti. 

Basta contenzioni - A Mendrisio, in effetti, non esistono strutture chiuse per i pazienti più agitati e violenti. La legge ticinese sull’assistenza sociopsichiatrica (Lasp) vieta «l'isolamento in luogo chiuso, se non per imperative esigenze terapeutiche». E alla Cpc la contenzione fisica – la pratica di legare i pazienti al letto – non si esegue più dal 2014.

Situazione sotto controllo? - I pazienti che si allontanano, dunque, rischiano di diventare un problema? Secondo la direzione, no. Anche se in Ticino «vi sono altre strutture che possono attuare misure restrittive della libertà», ad esempio la clinica privata Santa Croce di Orselina, l'Osc «non ha generalmente necessità» di farvi ricorso. 

«Non dobbiamo sorvegliarli» - A Mendrisio l'anno scorso sono stati ammessi 1725 pazienti, ma il personale a tempo pieno era di soli 140 dipendenti.  «Per legge la psichiatria non è il luogo della custodia e della sorveglianza» spiega la clinica. «La legge dal 1985 sancisce la tutela dei diritti delle persone bisognose di assistenza, creando le premesse per garantire loro un’assistenza psichiatrica e sociopsichiatrica adeguata». 

L'associazione delle famiglie - Eppure «un aumento del personale di cura sarebbe auspicabile» per Rachelle Wirth dell’associazione Vask Ticino, che dal 2002 collabora «in modo molto positivo» con il Cantone sul tema del disagio psichico. Non mancano le segnalazioni di «pazienti che tornano a casa, partono per lunghi viaggi o peggio» ammette Wicht. «Da parte delle famiglie, la creazione di una struttura chiusa è un’esigenza espressa di frequente».

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