MENDRISIO
05.05.2017 - 08:130
Aggiornamento : 10:21

«Bye bye. Noi ci trasferiamo oltre confine»

La storia di Lisa Comendulli, giovane mamma di Mendrisio che ha deciso di comprare casa in provincia di Varese. Il marito farà il frontaliere. «In Ticino è tutto troppo caro»

MENDRISIO- Per Lisa Comendulli, mamma di Mendrisio, la provocazione di Germano Mattei è una scelta di vita. «I giovani ticinesi dovranno trasferirsi in Italia e lavorare in Ticino per sopravvivere» ha detto nei giorni scorsi il parlamentare di Montagna Viva. Ed è proprio quello che Lisa, assieme al marito (operaio) e i due figli di 4 e 2 anni, hanno intenzione di fare. «Ci abbiamo pensato per un anno, poi abbiamo deciso» racconta la 25enne. «Da due mesi abbiamo iniziato a cercare casa, abbiamo preso contatti con una banca per un mutuo, a settembre spero di poter iscrivere il figlio più grande in una scuola italiana».

I conti in tasca - Il motivo? «Con un solo stipendio, per quanto decoroso, l'affitto da pagare e la cassa malati, arriviamo a fine mese senza 100 franchi da parte» racconta la mamma. «Così non saremmo andati da nessuna parte». Il conto è presto fatto: un affitto di 1400 franchi «in un quartiere popolare», la cassa malati «sempre più cara», gli assegni prima infanzia decurtati: Lisa è stata la prima firmataria di una petizione popolare contro i tagli, bocciata dal Granconsiglio l'anno scorso. «Da cittadina, ho provato a cambiare la situazione» afferma la 25enne. «Ho fatto di tutto per non andarmene, ma non ho altra scelta».  

Il sondaggio - Lisa non è un caso isolato. È quanto emerge, almeno, da un sondaggio social condotto tra gli iscritti all'Associazione Ticino&Lavoro. Alla domanda “I giovani ticinesi lavoreranno in Svizzera e abiteranno in Italia?” quasi uno su tre (il 29 per cento) ha risposto che sì, lo farebbe. Il 57 per cento, invece, pensa che la soluzione migliore sia andare a lavorare all'estero o oltre Gottardo.

«Tante segnalazioni» - «Riceviamo molte segnalazioni di ticinesi (la condizione per essere iscritti all'associazione, è risiedere nel Cantone, ndr.), soprattutto giovani, che faticano ad arrivare a fine mese» spiega il portavoce Giovanni Albertini. «Lo squilibrio tra le paghe e il costo della vita spinge molti a valutare il frontalierato come opzione, specie chi non parla il tedesco e ha quindi difficoltà a cercare lavoro in Svizzera interna». A frenare molti, sono i dubbi sulla qualità della vita. Secondo Lisa però «ci sono molti preconcetti su servizi come la sanità o la scuola italiana». Il problema, in ogni caso «si risolverebbe eventualmente rivolgendosi a strutture private, che potremmo permetterci risparmiando sul resto» conclude la giovane mamma. 

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