Cerca e trova immobili
CHIASSO

«Aspettiamo quei soldi da due anni»

La Procura indaga sul fallimento della Ipus di Chiasso. L'ipotesi è bancarotta fraudolenta. Lo sfogo di un ex fornitore
TIPRESS
«Aspettiamo quei soldi da due anni»
La Procura indaga sul fallimento della Ipus di Chiasso. L'ipotesi è bancarotta fraudolenta. Lo sfogo di un ex fornitore
CHIASSO - Il fallimento della Ipus di Chiasso come un'operazione decisa a tavolino. È l'ipotesi (una delle tante) al vaglio della Procura sul caso dell'istituto para-universitario che ha chiuso i battenti a settembre scorso. La società ...

CHIASSO - Il fallimento della Ipus di Chiasso come un'operazione decisa a tavolino. È l'ipotesi (una delle tante) al vaglio della Procura sul caso dell'istituto para-universitario che ha chiuso i battenti a settembre scorso. La società fallita - è il sospetto - avrebbe smesso studiatamente di pagare dipendenti e fornitori dopo avere annusato la mala partita, a seguito dei guai giudiziari cominciati un anno prima (per violazione della legge federale sul settore universitario).

L'indagine, ricordiamo, era partita l'estate scorsa a seguito della segnalazioni di alcuni studenti, «truffati» dalla sedicente università che aveva promesso loro (dietro pagamento di costose rette) un'immatricolazione mai avvenuta. Dal Ministero pubblico confermano che «tutte le ipotesi sono sul tavolo».

A far le spese della bancarotta fraudolenta (per ora soltanto presunta) sarebbero anche diverse imprese ticinesi, che nei confronti della Ipus hanno presentato precetti esecutivi per 260mila franchi. «Abbiamo ancora fatture arretrate dal 2015» spiega a tio.ch/20minut un ex fornitore. «Ormai disperiamo di vedere più quei soldi».

🔐 Sblocca il nostro archivio esclusivo!
Sottoscrivi un abbonamento Archivio per leggere questo articolo, oppure scegli MyTioAbo per accedere all'archivio e navigare su sito e app senza pubblicità.
Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.

Sappiamo quanto sia importante condividere le vostre opinioni. Tuttavia, per questo articolo abbiamo scelto di mantenere chiusa la sezione commenti.

Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.

Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.

Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!
NOTIZIE PIÙ LETTE