TIPRESS
CHIASSO
23.04.2017 - 20:000

«Aspettiamo quei soldi da due anni»

La Procura indaga sul fallimento della Ipus di Chiasso. L'ipotesi è bancarotta fraudolenta. Lo sfogo di un ex fornitore

CHIASSO - Il fallimento della Ipus di Chiasso come un'operazione decisa a tavolino. È l'ipotesi (una delle tante) al vaglio della Procura sul caso dell'istituto para-universitario che ha chiuso i battenti a settembre scorso. La società fallita - è il sospetto - avrebbe smesso studiatamente di pagare dipendenti e fornitori dopo avere annusato la mala partita, a seguito dei guai giudiziari cominciati un anno prima (per violazione della legge federale sul settore universitario).

L'indagine, ricordiamo, era partita l'estate scorsa a seguito della segnalazioni di alcuni studenti, «truffati» dalla sedicente università che aveva promesso loro (dietro pagamento di costose rette) un'immatricolazione mai avvenuta. Dal Ministero pubblico confermano che «tutte le ipotesi sono sul tavolo».

A far le spese della bancarotta fraudolenta (per ora soltanto presunta) sarebbero anche diverse imprese ticinesi, che nei confronti della Ipus hanno presentato precetti esecutivi per 260mila franchi. «Abbiamo ancora fatture arretrate dal 2015» spiega a tio.ch/20minut un ex fornitore. «Ormai disperiamo di vedere più quei soldi».

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