ECONOMIA
21.06.2016 - 15:530
Aggiornamento : 22:42

Ecco Clara, la giacca che vi salverà la vita

Sensori Led sulla schiena per segnalare svolte e frenate quando si va in bici: dopo aver fatto parlare il mondo, va in vendita anche in versione gilet e coprizaino, da 49 a 199 franchi.

LUGANO - Si avvicinava il crepuscolo, Marco era alla guida: rientrava a casa come d'abitudine. «Fu allora che per poco non investii un ciclista», ricorda come fosse ieri.

Dalla paura ai riconoscimenti internazionali - Nasce anche così, dalla paura che non si affievolisce con lo scorrere del tempo, un progetto di successo: al di là perfino delle aspettative già ottimistiche. Perché in questi mesi Clara ha ammaliato il mondo, a destra e a manca. Finalista al Mass Challenge UK, fra 218 progetti e oltre 2mila candidature internazionali di start-up destinate a segnare il futuro; finalista anche all'Ait Camp in India; miglior prodotto al Wearable Technology Show di Londra; Premio Jeune Entrepreneur a Berna questo giugno: non male per una giacca con la bella aspirazione di salvare l'uomo. 

Un "semplice" capolavoro di ingegneria - Sensori led, per mostrare all'automobilista le intenzioni di chi è in bici: se è in procinto di svoltare, se è in corso la frenata. Fin troppo semplice il principio; più complessa la realizzazione: ci son voluti tre ingegneri, nel frattempo diventati quattro più un esperto finanziario, per elaborare algoritmi, creare circuiti; innestarli su tessuti da vestire che prendono il nome dalla "luce", traduzione dal latino. Un giubbino, un gilet e un coprizaino, ciascuno in doppia versione basic o più sofisticata: dopo un anno e mezzo di lavoro sono oramai pronti per la produzione. 

Oltre 400 preordini: «Ma ne vogliamo ancora» - «Abbiamo già circa 400 preordini, corrispettivo del 70% degli interessamenti giunti fino a noi e che statisticamente si trasformano in acquisto: il tutto senza fare marketing - riflette Marco Dal Lago, 26 anni, ceo di una start-up fondata ufficialmente il primo settembre 2015, all'indomani del deposito del brevetto - Svizzera, Italia ma anche Regno Unito e Nord Europa, notoriamente più sensibili. La campagna partirà a metà luglio, quando sarà pronta la serie zero: aspettiamo di raggiungere almeno quota mille prima di vendere».

Così vi salveremo dal crepuscolo - Online, sul sito claraswisstech.com, su Amazon, con una campagna di crowdfunding dove saranno disponibili a prezzi di 49 o 79 il coprizaino, 89 e 119 il gilet, 149 e 199 la giacca. «Pensiamo di lanciarli in coincidenza con l'arrivo dell'autunno, quando i problemi di visibilità iniziano a farsi maggiori». In fondo è quasi ovvio: risaputo. «Secondo i dati della Commissione Europea, la maggior parte degli incidenti avviene in prossimità degli incroci e a causa della scarsità di luce», spiega Marco. Quando cioè non è abbastanza buio perché i sistemi catarifrangenti finora adottati abbiano efficacia.

«Nessuna idea: solo il desiderio di non restare anonimi» - «Tutto è cominciato dopo alla Supsi: e più per la squadra che per il prodotto. Eravamo in tre, volevamo fare qualcosa di nostro invece di scomparire dentro a un processo piccolo di una grande industria che faceva quello che volevamo fare noi: qualcosa di importante». L'idea ancora non c'era. «È venuta dopo. In fondo, si è trattato solo di ascoltare i desideri dei consumatori. Sui siti americani se ne parlava da tempo: qualcosa esisteva già, ma perfezionabile. C'era chi si lamentava perché non la trovava water proof, chi la voleva con un design migliore».

Sembrava tutto così lontano nel tempo: e invece... - Tecnologia applicata all'abbigliamento: un business che potrebbe presto avere nuove applicazioni. «Hardware e software nascono qui: a Lugano dove la start-up è incubata. La parte fashion viene dall'Italia, dove si cura anche il design. Colore? Lo stiamo decidendo: e se partire con uno o più di uno». Richiesto un primo investimento «fra 500 e 750mila franchi. Gli investitori ci sono già». Col senno di poi, non resta dunque che sorprendersi un po'. «Detto sinceramente: eravamo ottimisti fin dall'inizio. Ma non pensavamo di arrivare a tanto, così presto. Dal laboratorio alla vendita il percorso sembrava infinito».

Una questione di alchimia - Invece eccoli, e sembra solo ieri. Merito? «Del fatto di essere piccoli. In una realtà grande costi e tempi si moltiplicano». E del gruppo. Marco Dal Lago, Gianluca Cottiati, Gianluca Costante, Gian Mattia Pettinato, Paolo Cunzolo, Piero Gasparini, Antonio Casarin. «Qui abbiamo le persone giuste: giovani, fra i 24 e i 26 anni, competenti in tutto ciò che serve. Non abbiamo disperso energie. Poi è questione di alchimia». Altrimenti detto, l'amicizia. «Non sarebbe stata la stessa cosa con un'altra squadra».

 

 

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Commenti
 
Silvia Mombelli 3 anni fa su fb
Clara K. Fischer ;)
Clara K. Fischer 3 anni fa su fb
Sapevo di avere uno scopo su questa terra!
chiodone50 3 anni fa su tio
molto bene, speriamo che i ciclisti lo indossino, nel loro interesse e in quello degli automobilisti
Edward 3 anni fa su tio
L'idea è valida, però i veri risultati si devono vedere sulla strada. Si dovrebbe rivedere il titolo dell'articolo poiché è eccessiva pretenzioso!!!!
KilBill65 3 anni fa su tio
Bella idea molto originale!!....Complimenti.....
Dog4life 3 anni fa su tio
Grande Marco ! Ci vediamo a Maccagno per brindare al tuo successo
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