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CAMPIONE D'ITALIA
22.06.2005 - 07:230
Aggiornamento : 24.11.2014 - 05:47

Esclusivo, parla Nada: "L'ingiustizia continua"

Per la prima volta dopo l'assoluzione del Tribunale Federale dalle accuse di essere uno dei finanziatori di Al Qaeda, Youssef Nada parla, e lo fa in esclusiva con TicinOnline. In una lunga intervista concessa nella sua residenza di Campione d'Italia, l'ex proprietario della società finanziaria Al Taqwa, ripercorre i passaggi chiave della sua vicenda giudiziaria, con una convinzione: "Pronto ad andare fino al Congresso americano per dimostrare al Mondo la mia innocenza".

Di Andrea Leoni

CAMPIONE D’ITALIA - Youssef Nada parla, e questa è gia una notizia. Molte richieste d’interviste gli sono giunte dai più prestigiosi network e giornali mondiali da quando – lo scorso primo giugno – è stato assolto dall’accusa di essere uno dei finanziatori della rete terroristica Al Qaeda legata a Osama bin Laden. CNN, NBC, CBS, BBC, Wall Street Journal, Newsweek, Corriere della Sera, Repubblica, questi sono solo alcuni dei mezzi di comunicazione che si sono occupati della sua vicenda giudiziaria e che hanno tentato di intervistarlo. Ma fino ad oggi la risposta era sempre stata la stessa.
Fino ad oggi appunto, perché con questa intervista esclusiva per TicinOnline, Youssef Nada rompe il silenzio e racconta la sua odissea giudiziaria sia sul piano svizzero che su quello internazionale. Il caso è ancora aperto. E certamente farà ancora discutere. Non solo in Ticino o a Berna, ma anche a Washington.

Signor Nada perchè lei e la sua società Al Taqwa siete finiti nel mirino della giustizia che vi ha accusati di essere finanziatori del terrorismo internazionale e, in particolare, di Al Qaeda?
"Per un disguido. Tutte ebbe inizio tra il 1997 e il 1998. Due persone, una di Milano e una di Ginevra, dissero che io e la mia società eravamo finanziatori del terrorismo. Ebbi un incontro comune con Carla del Ponte e il Responsabile per la sicurezza Urs Von Daeniken. Spiegai la mia posizione e tutto sembrava concluso. Dopo gli attentati dell'11 settembre, la persona di Milano e quella di Ginevra, andarono al Congresso americano e al Tesoro americano a testimoniare contro di me. Il 7 novembre 2001 il Presidente Bush pronunciò per la prima volta il mio nome e fui iscritto nella lista nera dei finanziatori del terrorismo internazionale".

Può fare i nomi delle due persone che l'hanno accusata?
"No. Ci sono cose che per ora non posso dire, ma arriverà il giorno che le dirò".

Quanto hanno contato nella sua vicenda giudiziaria i suoi legami con l'organizzazione dei Fratelli mussulmani?
"Io sono un banchiere? Sì. Sono un Businessman? Sì. Sono ingegnere? Sì. Sono un politico? Sì. Sono un attivista islamico? Sì. Sono attività che non ho mai negato. Così come non ho mai negato che per un quarto di secolo sono stato il responsabile del contatto politico estero dei Fratelli mussulmani che è un'organizzazione moderata e non violenta. Da quando ho 17 anni è un onore per me fare parte dei Fratelli Mussulmani. Non c'è nessuno nei paesi mussulmani che non abbia sentito il mio nome. Mi sono sempre impegnato per la pace e contro le ingiustizie".

Perchè allora gli Stati Uniti l'hanno presa di mira in questo modo?
"Ripeto, per un disguido. Io non ho mai lavorato contro gli Stati Uniti, tuttavia gli accordi di pace raggiunti fra i paesi arabi tramite la mia mediazione, non coincidevano con gli interessi americani. In questa casa hanno trovato un'intesa di pace Iran e Arabia Saudita, Arabia Saudita e Yemen, Yemen e Eritrea, Iran e Iraq, Iraq e Arabia Saudita. Quando ci fu la crisi tra il FIS (Fronte Islamico di Salvezza) e il governo algerino, andai in Algeria e - col permesso dell'allora Presidente - dormii una notte in carcere col maggior esponente della resistenza per trovare una soluzione. Quando poi ci fu la prima guerra del Golfo andai in Iraq da Saddam Hussein per convincerlo a ritirarsi dal Kuwait. Feci anche una fotografia con Saddam in quell'ocassione. Una foto che era custodita nell'incarto sul mio caso presso l'ufficio del procuratore federale. Quella foto è stata recentemente pubblicata da Newsweek. Una fuga di notizie: e non si tratta dell'unico documento".

Anche alcuni paesi Arabi erano infastiditi dalla sua azione diplomatica in Medioriente?
"Sì, per esempio l'Egitto, la Tunisia e la Giordania".

Torniamo in Svizzera: il primo giugno 2005 la Procura federale ha archiviato, dopo quasi quattro anni di indagini, il procedimento contro di lei e la sua società sempre per il sospetto di finanziamento ad Al Qaeda. Il motivo: insufficienza di prove. Cosa pensa, ora che si è conclusa, della sua vicenda giudiziaria in Svizzera?
"Ho sempre avuto fiducia nella giustizia svizzera e questa mia fiducia ha trovato riscontro nei fatti. Per il mio caso si è verificata una situazione mai successa a livello internazionale. Il Procuratore federale è stato aiutato da tutti i paesi del Mondo per riuscire a trovare le prove della mia colpevolezza. Parlo precisamente di Stati Uniti, Italia, Francia, Austria, Lichtenstein, Gran Bretagna, Germania, Bahamas, Emirati Arabi, Kuwait, Egitto, Marocco, Arabia Saudita, Giordania. Nonostante tutto questo sforzo, nulla è stato trovato e tutte le accuse nei nostri confronti sono cadute".

A seguito della sua assoluzione intende avviare delle azioni legali contro la Svizzera?
"A questa domanda non rispondo".

Giustizia è fatta, dunque.
"No, affatto: non è cambiato niente. L'ingiustizia continua nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU che non può togliermi dalla lista nera, e sbloccare i nostri conti e beni, senza l'ordine degli Stati Uniti. Io capisco che dopo la grande catastrofe dell'11 settembre ha spinto il gli Stati Uniti e tutto il Mondo a fare qualcosa per proteggersi. Posso anche capire che si fanno leggi per non permettere che si ripetano gesti contro l'umanità come quell'attentato. Allo stesso tempo però non posso accettare che vengano sacrificati i diritti umani delle persone innocenti, come me".

Non crede che gli Stati Uniti, con questa sua assoluzione in Svizzera, possano ravvedersi?

"No. Per capirlo è sufficiente leggere le ultime dichiarazioni del Segretario dell'Ufficio Finanziamento al Terrorismo e Crimini Finanziari del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti Juan Carlos Zarate, il quale sostiene che non sbloccherà mai i nostri beni perchè non devo poter disporre di somme di denaro con le quali potrei ipoteticamente finanziare il terrorismo".

Cosa intende fare quindi con gli Stati Uniti per cercare di risolvere la situazione?
"Ho chiesto al Presidente Bush, al Senato e al Tesoro degli Stati Uniti - tramite CNN e Newsweek - di aprire un'inchiesta investigativa perché loro possano trovare chi ha creato questo disguido. In questo senso, posso dirle, che sono pronto ad andare a testimoniare davanti al Congresso".

Se i suoi problemi giudiziari dovessero risolversi tornerebbe a fare il lavoro e la vita di prima?
"Senza dubbio, tornerei a fare la stessa vita e lo stesso lavoro di prima".

Anche con i Fratelli Mussulmani manterrebbe gli stessi rapporti?
"I miei rapporti con i Fratelli Mussulmani non si sono mai interrotti. Da quando avevo 17 anni fino ad oggi. E per oggi intendo proprio oggi".

Quanto è rimasto segnato dalla sua vicenda giudiziaria?
"Per niente. Io sono innocente e di conseguenza sono rimasto sempre lo stesso senza che gli eventi potessero cambiarmi”.

Se potesse tornare indietro rifarebbe la scelta di venire a vivere e a lavorare qui?
"Quando sono venuto qui ho scelto questo posto. Io potevo stabilirmi ovunque, in tutto il mondo, ma la legge e la gente fanno in modo che questo sia il miglior posto in cui posso vivere. Questo senza nulla togliere agli italiani che hanno un cuore molto più caldo degli svizzeri".

In conclusione: ha un sogno per il futuro?
"Ho 74 anni e il mio unico sogno è quello che il mio nome sia pulito prima della mia morte. Voglio che tutto il Mondo sappia della mia innocenza".


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