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In Progress, Ludovico Einaudi racconta la sua esperienza nel cinema

In Progress, Ludovico Einaudi racconta la sua esperienza nel cinema
V estito di nero, gli occhi perennemente bassi. Una riservatezza educata, timida e lontana da ogni snobismo. Ludovico Einaudi: pianista, concertista, compositore di musica. Anche per il cinema.Il rampollo della casata torinese, nato nel 195...
V estito di nero, gli occhi perennemente bassi. Una riservatezza educata, timida e lontana da ogni snobismo. Ludovico Einaudi: pianista, concertista, compositore di musica. Anche per il cinema.
Il rampollo della casata torinese, nato nel 1955, nipote di Luigi presidente della Repubblica italiana dal ’ 48 al ’ 55 e figlio dell’editore Giulio, si presenta così mercoledì mattina all’incontro del ciclo dedicato a Locarno a musica e cinema. Compositore per orchestra, per musica da camera, danza, teatro, video, Ludovico Einaudi è per la contaminazione dei generi. Nella sua musica, per la quale rifiuta ogni etichetta, si ritrovano influenze diverse. Il minimalismo « alla » Michael Nyman, il tocco lieve, il sussurro limpido delle note. O anche la cosiddetta musica dal mondo, rielaborata in maniera personale come nell’album 
I giorni. 
« La musica forse per me è stata un contraltare rispetto ai libri, un modo per fuggire dal peso della cultura che incombeva a casa » , racconta Ludovico. Chopin e Bach dalla madre pianista, il pop e il rock, tappa obbligata negli Anni Sessanta e Settanta: questi i punti di partenza dei suoi ascolti. Poi il conservatorio a 16 anni. E il lavoro con Luciano Berio: trascrizioni e collaborazioni per allestimenti teatrali. Nel 1995 la decisione di proporsi da solo, come concertista: da qui nascerà 
Le onde, 
un album dal romanzo di Virginia Woolf. Anche il percorso che l’ha portato a incrociare più volte il suo cammino con quello del cinema è stato un percorso personale. A cominciare dall’amicizia con lo scrittore Andrea De Carlo, tradottasi nel 1988 nella colonna sonora del suo 
Treno di Panna. 
E poi i lavori con giovani registi: fra questi Sordillo ( 
Da qualche parte in città 
1994 o 
Acquario 
che nel nel 1996 vale a Einaudi la Grolla d’Oro), Antonello Grimaldi in 
Un delitto impossibile 
o Francesca Comencini per 
Le parole di mio padre. 
Per arrivare a una proficua collaborazione con Giuseppe Piccioni, per il quale Einaudi ha firmato le musiche di 
Fuori dal mondo 
e Luce dei miei occhi. 
Una collaborazione che dura tuttora: fra i progetti del musicista torinese c’è infatti anche la colonna sonora del prossimo film di Piccioni.
La musica da film per Einaudi è un’espressione autonoma, non necessariamente legata alle immagini. Un territorio stimolante ma dove talvolta i risultati non sono all’altezza delle aspettative. Ne è esempio 
Aprile 
di Nanni Moretti. « Mi era piaciuto molto l’uso che Moretti aveva fatto della musica in 
Caro Diario. 
– spiega Einaudi – Un uso molto poetico, un incontro a due voci fra la musica e l’immagine. Ho dunque accettato con piacere quando mi ha chiesto di inserire alcuni miei brani in 
Aprile. 
Quando però ho visto il film sono rimasto un po’ deluso: la musica aveva infatti perso parte del suo respiro » . Accade quando si sottopone il « suono » a regole che non sono le sue.
Anche scrivere per la televisione non è cosa facile e indolore. « Mi è capitato di impazzire sulla musica per lo sceneggiato 
Dottor Zivago. 
– scherza – . Dirigevo un’orchestra di 70 elementi guardando un monitor dove passavano le immagini del film.
Dovevo finire esattamente con loro. Non è stata una cosa semplice » .
Dopo gli incontri con Ennio Morricone, Pritam Chakraborty e Ludovico Einaudi il ciclo dedicato alla musica da film termina stamane alle 10.30 al Forum. Protagonista: David Robbins. 

Fabrizio Coli, CdT
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