L'immunità di Simon Michel è (ancora) salva

Finito sotto inchiesta per delitti contro l'onore, non ci sarà alcun processo nei suoi confronti
Finito sotto inchiesta per delitti contro l'onore, non ci sarà alcun processo nei suoi confronti
BERNA - Non ci sarà alcun processo nei confronti del consigliere nazionale Simon Michel (PLR/SO), finito sotto inchiesta per delitti contro l'onore: dopo la Commissione dell'immunità del Nazionale, la Commissione degli affari giuridici degli Stati (CAG-S) ha stabilito che l'immunità del deputato vada mantenuta.
La vicenda nasce da una denuncia penale presentata il 10 settembre da un cittadino, che accusava Michel di averlo ripetutamente definito un "troll" pagato da un'importante società d'investimento. Secondo il denunciante, queste affermazioni erano apparse "in risposta ai suoi interventi su LinkedIn, in particolare concernenti gli Accordi bilaterali III", e avrebbero danneggiato la sua reputazione personale e professionale. A seguito della denuncia, il Ministero pubblico solettese aveva richiesto l'autorizzazione ad aprire un procedimento penale contro il parlamentare.
Nella sua presa di posizione, indica una nota odierna dei servizi parlamentari, la CAG-S condivide il parere della sua omologa del Nazionale secondo cui le dichiarazioni in questione "sono direttamente connesse con l'attività politica". Per questo la commissione degli Stati è entrata in materia sulla richiesta.
Quanto alla questione della soppressione vera e propria dell'immunità, la CAG-S pensa che le dichiarazioni del consigliere nazionale solettese non presentino una gravità tale da dover accogliere la richiesta della giustizia. La libertà di espressione parlamentare rimane determinante in questo caso, si legge nel comunicato.
A fine novembre scorso, davanti alla Commissione dell'immunità del Nazionale, Michel aveva riconosciuto che i suoi commenti erano stati "formulati male ed erano inappropriati", dicendosi di essere dispiaciuto di non aver verificato meglio l'attendibilità del profilo del denunciante. Egli aveva però anche ricordato che i dibattiti online possono essere più accesi e che le sue parole rientravano nell'esercizio della libertà di opinione all'interno di una discussione politica.




