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Il vero rischio per l’economia? Non Wall Street, ma il mattone

Secondo l’economista Tobias Straumann, le crisi immobiliari rappresentano una minaccia più seria per la stabilità economica rispetto ai crolli di Borsa.
Il vero rischio per l’economia? Non Wall Street, ma il mattone
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Fonte Ats
Il vero rischio per l’economia? Non Wall Street, ma il mattone
Secondo l’economista Tobias Straumann, le crisi immobiliari rappresentano una minaccia più seria per la stabilità economica rispetto ai crolli di Borsa.

ZURIGO - I crolli azionari si possono superare: sono le crisi immobiliari a minare davvero l'economia reale. A dirlo è Tobias Straumann, professore di storia dell'economia all'Università di Zurigo, che in un'intervista al portale Cash traccia un parallelo tra l'odierna potenza americana e la Gran Bretagna prebellica, mettendo in guardia sui rischi del protezionismo e sulle fragilità strutturali degli Stati Uniti.

Paragonando gli Usa e il Regno Unito di inizio Novecento, Straumann sottolinea peraltro le differenze sostanziali. "La dominanza della Gran Bretagna si basava da un lato sulla partenza anticipata nell'industrializzazione, che forniva un enorme vantaggio economico, e dall'altro sull'impero britannico: entrambe le cose avevano una data di scadenza", afferma lo storico, osservando che il declino britannico fu molto più improvviso, determinato dalle due guerre mondiali e dalla perdita dell'impero, uno scenario che non si prospetta per gli Stati Uniti.

Quanto al confronto con la Cina, l'esperto nota che le economie in fase di recupero hanno sempre il grande vantaggio di poter saltare passi intermedi, adottando subito le tecnologie più recenti, come fece la Germania nella chimica e nel comparto elettrico, ma avverte: "Gli Usa, a differenza della Gran Bretagna, sono all'avanguardia in determinate tecnologie: il problema dell'economia americana lo vedo piuttosto nella fascia media". E spiega: mentre la Svizzera vanta un solido ceto medio e un eccellente sistema di formazione professionale, gli Usa dispongono delle menti più brillanti in assoluto e hanno anche enormi quantità di manodopera a basso costo, ma manca loro la fascia media.

Quanto al futuro del dollaro, Straumann si mostra cauto ma ottimista sulla sua resilienza. "La discesa della sterlina dipese moltissimo dalla prima e, naturalmente, dalla seconda guerra mondiale, nonché dal crollo dell'impero coloniale. Le valute di riferimento hanno in linea di principio una durata molto lunga. Finché non esiste un'alternativa convincente al dollaro lo sviluppo procederà a rilento". A suo avviso è da escludere per ora un ruolo egemone dello yuan o dell'euro.

Sul fronte geopolitico, l'esperto ribalta una narrazione diffusa. "Non credo che siano gli Usa a distruggere l'ordine mondiale, bensì la Cina", afferma, ricordando che Pechino non ha mai realmente abbracciato il libero scambio, malgrado l'adesione all'Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Quanto all'India, potenziale contraltare, il giudizio è netto: "Impiegherà molto tempo prima di raggiungere la necessaria forza economica per svolgere un ruolo dominante come grande potenza nella politica mondiale".

Per le imprese svizzere, immerse in un mondo multipolare, la ricetta è la flessibilità. "Le multinazionali sono ottimamente preparate per un mondo multipolare, perché possono spostare la produzione internamente", sottolinea Straumann, ricordando che già negli anni Ottanta dell'Ottocento l'industria chimica basilese delocalizzò in Francia e Germania, e il settore tessile più tardi in Asia. Per la Svizzera il consiglio è "in sostanza di continuare come finora: cercare di stipulare i migliori accordi possibili con tutte le parti e mantenere la propria flessibilità". E ancora: "Proprio in tempi di incertezza, occorre evitare di prendere decisioni strategiche preliminari che potrebbero limitarci in futuro: la situazione geopolitica può cambiare radicalmente già nel giro di sei mesi e in quel caso bisogna rimanere in grado di agire", mette in guardia lo specialista.

Infine, l'analisi si sposta sulle bolle tecnologiche e l'attuale frenesia dell'intelligenza artificiale (IA). "Nelle precedenti bolle tecnologiche, spesso il fattore scatenante del crollo era il finanziamento o uno squilibrio estremo tra debiti a breve termine e capitale a lungo termine", spiega Straumann, che invita a monitorare con attenzione l'indebitamento delle società tech. "Storicamente si osserva che ogni volta che i tassi d'interesse sono saliti drasticamente è seguita a breve una correzione sui mercati finanziari o una crisi del debito". In passato "le banche centrali tenevano decisamente meno conto dei mercati azionari" rispetto a oggi, mentre ora cercano di rinviare la correzione con tassi bassi. A chi teme le turbolenze azionarie, l'accademico offre un punto di vista lucido: "Con i crolli di borsa si può gestire la situazione abbastanza bene: davvero pericolose sono le crisi immobiliari", osserva il 60enne, spiegando che queste ultime colpiscono direttamente i bilanci bancari e hanno effetti devastanti sull'economia reale.

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