Sui dazi si negozia ancora

SECO: trovare un accordo con Washington sui dazi, cruciale per l’economia e l’orologeria svizzera.
GINEVRA - La Svizzera continua a negoziare con gli Stati Uniti per giungere a un accordo sui dazi doganali, ha detto oggi la direttrice della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) Helene Budliger Artieda a margine del salone dell'orologeria Watches and Wonders di Ginevra. Berna intende così garantire "un elemento di stabilità" per il settore orologiero, così come per gli altri rami economici.
Con queste dichiarazioni, raccolte dall'agenzia di stampa economico finanziaria Awp, la segretaria di Stato ribadisce quanto già indicato dal presidente della Confederazione Guy Parmelin. Il capo del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR), a cui fa capo la SECO, si era espresso dopo la decisione, a fine febbraio, della Corte suprema statunitense, la quale aveva stabilito che il presidente Donald Trump ha abusato dei suoi poteri imponendo dazi doganali elevati ai partner commerciali.
In un primo tempo era stato stabilito che Berna e Washington avrebbero dovuto raggiungere un'intesa sulle tariffe doganali entro lo scorso 31 marzo, un termine che non ha potuto essere rispettato.
"Il Consiglio federale continua a negoziare un accordo (con gli USA), il che rappresenta un fattore di stabilità per il settore orologiero e per gli altri settori economici", ha indicato Budliger Artieda a margine della cerimonia di apertura della fiera lemanica.
Alla domanda se tale stabilità potesse essere realmente garantita, la segretaria di Stato ha risposto che "ciò non dipende dalla Svizzera, poiché gli Stati Uniti hanno agito in modo unilaterale" introducendo i dazi.
Dopo che Berna era riuscita a ottenere una riduzione delle tariffe doganali dal 39% al 15% e subito dopo la decisione della Corte suprema, Trump ha imposto nuovi dazi del 10% - per un massimo di 150 giorni - sulla base di una disposizione di legge diversa da quella utilizzata per decretare le tasse doganali presentate il 2 aprile 2025, in quello che l'inquilino della Casa Bianca aveva denominato il Giorno della liberazione (Liberation Day).
La direttrice della SECO ha spiegato che per lei è "estremamente importante" dimostrare, con la sua presenza al salone di Ginevra, il proprio sostegno all'orologeria. Oltre ai dazi doganali, il settore risente anche del conflitto in Medio Oriente, del rallentamento dell'economia cinese e del franco forte.
Budliger Artieda ha affermato di comprendere che gli orologiai e i loro subappaltatori aspirino a maggiore sostegno dalla Confederazione ma, ha spiegato, "la Svizzera è un paese liberale e non abbiamo una politica industriale come i nostri vicini, non è nella nostra tradizione".
Tuttavia, "ci impegniamo a creare condizioni quadro favorevoli, che sono la chiave per una Svizzera competitiva", ha sottolineato. "Ci siamo ad esempio impegnati a fondo per negoziare accordi di libero scambio che garantiscano un accesso preferenziale alla nostra industria". Un accordo con l'India è entrato in vigore in ottobre e un secondo, con il Mercosur (che riunisce Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay), è stato firmato all'inizio di quest'anno.
Dopo che alcuni produttori di segnatempo hanno fatto sapere che un giorno potrebbero essere costretti a delocalizzare all'estero la loro produzione, Budliger Artieda ha manifestato fiducia: "Il Made in Switzerland è troppo importante" perché ciò accada veramente.



