Le PMI del settore MEM guardano al futuro con timore

Circa il 40% delle aziende ha registrato un calo dell'entrata di ordinazioni e del fatturato nel quarto trimestre del 2025 rispetto all'anno precedente
ZURIGO - Le piccole e medie imprese (PMI) attive nell'industria delle macchine, elettrotecnica e metallurgica (MEM) continuano a guardare con apprensione al futuro: l'indice del clima del ramo si è attestato nel primo trimestre (rilevamento di gennaio) a -30 punti.
Il dato è migliore del -37 registrato in ottobre (valore più basso dal gennaio 2021), ma resta ampiamente negativo, emerge dalla documentazione diffusa oggi dall'associazione di categoria Swissmechanic. L'ultima volta che l'indicatore si trovava in zona positiva era nell'aprile 2023.
Circa il 40% delle aziende ha registrato un calo dell'entrata di ordini e del fatturato nel quarto trimestre del 2025 rispetto all'anno precedente e il 46% subisce una flessione del margine operativo Ebit. Sebbene alcune realtà segnalino una leggera stabilizzazione, il carico di lavoro complessivo rimane al di sotto della media pluriennale: solo il 18% delle società dispone ancora di un portafoglio ordini superiore a dodici settimane.
La situazione degli ordinativi rimane la principale preoccupazione delle aziende: lo è per il 63% delle ditte. Le fluttuazioni dei tassi di cambio (37%) e la carenza di personale qualificato (26%) rappresentano un ulteriore peso. Il 17% delle aziende ricorre attualmente al lavoro ridotto, un valore che corrisponde alla media dei trimestri precedenti.
Anche la riduzione dei dazi statunitensi dal 39% al 15% ha portato solo un sollievo limitato, argomenta Swissmechanic. Per la maggior parte delle aziende non ha significato un'inversione di tendenza, ma solo un moderato miglioramento delle prospettive commerciali. Conseguentemente gli adeguamenti strategici continuano a concentrarsi sull'ottimizzazione dei processi e dei costi.
«Le nostre PMI dimostrano grande perseveranza», commenta il presidente dell'organizzazione Nicola Tettamanti, citato in un comunicato. «Una stabilizzazione a livelli bassi non è però sinonimo di ripresa. Servono condizioni quadro affidabili e segnali di stabilità politica che consentano di investire e garantiscano la sicurezza nella pianificazione», aggiunge il CEO della Tecnopinz di Mezzovico (TI).
«Le aziende stanno reagendo in modo pragmatico: ottimizzano i processi, garantiscono la loro liquidità e mantengono il più possibile stabile il loro organico», gli fa eco il direttore di Swissmechanic Erich Sannemann, le cui dichiarazioni sono a loro volta comprese nel documento per la stampa. «Questa capacità di resistenza è notevole, ma non deve essere data per scontata».
Fondata nel 1939 durante l'esposizione nazionale di Zurigo, l'associazione rappresenta oggi 1300 imprese del ramo, che occupano oltre 65'000 dipendenti e generano un fatturato annuo di circa 15 miliardi di franchi.



