Revocata la cittadinanza svizzera al terrorista dell'Isis

Il 36enne, originario della Bosnia-Erzegovina, reclutava persone con l'obiettivo di compiere attentati. Guidava il gruppo dalla Svizzera. I suoi bersagli: politici eletti, procuratori, locali notturni e omosessuali.
SAN GALLO - Il Tribunale amministrativo federale ha confermato la revoca della cittadinanza svizzera a un sostenitore dello Stato Islamico (IS), condannato in Francia a 15 anni di carcere per aver pianificato attentati.
L'uomo, un 36enne nato in Bosnia-Erzegovina, è stato naturalizzato svizzero nel 2000 e ha vissuto a lungo a Yverdon-les-Bains (VD).
Arrestato nel 2017, era considerato uno dei membri più influenti di un gruppo che si dichiarava affiliato allo Stato Islamico. Secondo quanto accertato dalla giustizia francese, guidava il gruppo dalla Svizzera e comunicava con altri sei membri residenti in Francia.
Attraverso queste comunicazioni diffondeva propaganda jihadista e discuteva sia della possibilità di partire per la Siria, dove progettava di recarsi con la moglie e i figli, sia di possibili attentati.
Dalla condanna per terrorismo alla revoca della cittadinanza
Tramite un servizio di messaggistica criptato reclutava persone con l'obiettivo di compiere attentati. Si presentava come organizzatore del gruppo, stabiliva gli obiettivi e le modalità operative e assegnava i ruoli agli altri membri.
Tra i possibili bersagli figuravano politici eletti, procuratori, locali notturni e omosessuali. Secondo la sentenza francese, il gruppo aveva preso in considerazione attacchi con coltelli ed esplosivi e persino il deragliamento di treni.
Nel gennaio 2021 la Corte d'assise di Parigi lo ha condannato a una pena detentiva di 15 anni per avere pianificato attentati sul territorio francese, in particolare a Nizza.
Nel maggio 2021 la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), con il consenso delle autorità del cantone di origine, gli ha revocato la cittadinanza svizzera a causa dei gravi reati commessi nell'ambito di attività terroristiche, ritenendo che il suo comportamento avesse danneggiato gli interessi della Svizzera e compromesso la reputazione del Paese.
La misura presuppone un comportamento particolarmente grave e viene applicata solo come ultima risorsa. Nella sua comunicazione sulla legge sulla cittadinanza, il Consiglio federale ha citato come esempio la commissione di un attentato terroristico.
La rinuncia alla cittadinanza bosniaca dopo la condanna
In linea di principio, la cittadinanza svizzera può essere revocata soltanto a chi possiede più cittadinanze. Al momento della decisione della SEM, nel 2021, l'uomo era ancora doppio cittadino svizzero-bosniaco. Nel 2022 ha però rinunciato alla cittadinanza bosniaca.
Secondo la SEM, il fatto che abbia avviato la procedura di rinuncia soltanto dopo la condanna indica che avrebbe agito con l'obiettivo di ostacolare la procedura svizzera di revoca. Il Tribunale amministrativo federale ha confermato la posizione della SEM e respinto gli argomenti del ricorrente.
La questione dell'apolidia
Il Tribunale ha inoltre esaminato se la revoca della cittadinanza svizzera, dopo la rinuncia a quella bosniaca, potesse rendere il condannato apolide.
I giudici hanno rilevato che, indipendentemente dalla questione se l'interessato sia apolide, è stato lui stesso ad avviare la procedura che ha creato una situazione nella quale avrebbe potuto ritrovarsi senza cittadinanza.
Secondo il tribunale, questa circostanza non corrisponde alla concezione svizzera di apolidia e non costituisce quindi un ostacolo alla revoca della cittadinanza. La sentenza non è definitiva e potrà essere impugnata davanti al Tribunale federale.



