Identità elettronica, i ricorsi sono inammissibili

Il verdetto del Tribunale federale è arrivato oggi
LOSANNA - Il Tribunale federale (TF) ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro la legge sull'identità elettronica (Legge sull'Id-e). La votazione del 28 settembre 2025, in cui la Legge Id-e è stata approvata dal 50,39% dei votanti, è quindi valida.
In una deliberazione pubblica, il Tribunale federale ha respinto i ricorsi contro la votazione referendaria. Una parte dei ricorsi non è stata esaminata a causa del mancato rispetto dei termini di presentazione.
La questione se tutti e sei i ricorsi fossero stati depositati entro i termini è stata uno dei punti più controversi. Due giudici hanno ritenuto che il termine per la presentazione del ricorso in materia di diritti politici non decorresse dalla pubblicazione del contributo di Swisscom sulla piattaforma della Commissione federale delle finanze (EFK), sostenendo che tale sito fosse poco conosciuto. La maggioranza del tribunale ha però sostenuto il contrario, motivo per cui il ricorso non è stato esaminato.
Restavano quindi solo i contributi non monetari degli editori Ringier e TX Group, per un valore di circa 163.000 franchi, comunicati in ritardo. Tuttavia, il ritardo nella comunicazione non è stato ritenuto sufficientemente grave da giustificare l’annullamento della votazione, come richiesto dai ricorrenti.
Le motivazioni - In una seduta pubblica durata quasi tre ore i giudici del Tribunale federale hanno dibattuto davanti a un pubblico numeroso sui motivi che li hanno spinti a decidere, con 3 voti contro 2, sulla irricevibilità dei ricorsi relativi alla Legge sulla identità elettronica (Legge sulla Id-e) approvata in votazione lo scorso 28 settembre.
La questione al centro del dibattito era il "dies a quo", ovvero il momento a partire dal quale decorre il termine per presentare ricorso. La legge fissa un termine molto breve di 3 giorni per contestare una votazione, e ciò a partire dalla "scoperta del motivo del ricorso".
I ricorrenti disponevano quindi di tre giorni per presentare ricorso dopo aver appreso della donazione di Swisscom. Resta da chiarire quale sia il momento della "scoperta". Era forse la pubblicazione online, il 26 agosto 2025, sulla piattaforma «Finanziamento della vita politica» del Controllo federale delle finanze della donazione di 30'000 franchi da parte di Swisscom alla compagna per il sì? Oppure un articolo pubblicato dalla NZZ il 21 settembre 2025, che riferiva del finanziamento?
Due giudici hanno ritenuto che alcuni ricorsi fossero stati presentati in tempo, poiché hanno giudicato che fosse la data di pubblicazione dell'articolo di stampa a far decorrere il termine.
A loro avviso, la piattaforma della Confederazione è difficilmente consultabile, essendo «nascosta da qualche parte tra le migliaia di pagine del sito della Confederazione». Inoltre, secondo loro, non si può chiedere ai cittadini di consultare ogni giorno un sito web per tenersi informati. I due giudici rimasti in minoranza erano dell'idea che la data da cui decorre il termine per il ricorso è quella della pubblicazione dell'articolo della NZZ.
Questione di coesione nazionale - Gli altri tre giudici si sono invece attenuti alla data di pubblicazione sulla piattaforma della Confederazione. «Se si decidesse di fissare il termine a partire dell'articolo di stampa, che ne sarebbe delle persone che non leggono la NZZ ma solo il Walliser Bote?», si è chiesto un giudice, sottolineando la mancanza di una copertura nazionale.
La maggioranza ha inoltre rilevato che tenere conto di un articolo di stampa a scapito della piattaforma della Confederazione avrebbe compromesso la parità di trattamento. Si può garantire che un'informazione della NZZ giunga in ogni angolo della Svizzera romanda o nel sud del Ticino?, ha aggiunto un altro giudice. La risposta è evidentemente negativa. Per questo motivo la maggioranza dei giudici ha stabilito che i ricorsi sono stati presentati dopo la scadenza dei 3 giorni e quindi troppo tardi.
Swisscom bacchettata - Vista la non ammissibilità, i giudici non si sono entrati nel merito dei ricorsi. Hanno tuttavia affrontato la questione del sostegno finanziario di Swisscom, arrivando in maggioranza alla conclusione che si è trattato di una procedura illecita, vista la posizione particolare occupata da Swisscom, una società anonima di diritto pubblico.
I giudici ritengono che Swisscom si trovasse "sotto l'influenza della Confederazione", nella sua qualità di azionista di maggioranza. Sia l'operatore telecom che la Cancelleria federale sostenevano che questo status particolare non implicasse necessariamente una neutralità politica.
La maggioranza dei giudici ha invece ritenuto che Swisscom è tenuta a rimanere politicamente neutrale. Lo Stato non deve partecipare a una campagna per influenzarne il risultato. L'intervento di Swisscom in una campagna elettorale viola quindi la Costituzione e la garanzia dei diritti politici.
Un solo giudice non ha trovato nulla da ridire sul sostegno finanziario di Swisscom. Quest'ultimo ha argomentato che, sebbene Swisscom abbia uno status particolare, non è per questo assimilabile all'Amministrazione federale. Di conseguenza, il suo intervento deve essere valutato alla luce del diritto privato. A suo avviso, Swisscom non ha quindi violato la neutralità che le autorità statali devono osservare in una campagna politica.
Delusione nelle file dell'Unione democratica federale
C'è delusione nelle file dell'Unione democratica federale (UDF) per la decisione odierna del Tribunale federale (TF) di dichiarare inammissibili i ricorsi contro la legge sull'identità elettronica (Legge sull'Id-e), perché presentati troppo tardi. Per Daniel Frischknecht, presidente della formazione politica, la Corte ha offerto uno spettacolo deplorevole.
Tutti e cinque i giudici erano dell'opinione che Swisscom avesse commesso un passo falso con il contributo alla campagna sull'e-ID, ha dichiarato Frischknecht all'agenzia Keystone-ATS, a margine dell'udienza pubblica che il TF ha tenuto oggi a Losanna. Malgrado ciò, per motivi formali, i ricorsi non sono stati accolti. «Non c'era bisogno di tutta questa messinscena».
«Ci sentiamo in qualche modo presi in giro», ha proseguito. A suo avviso è «semplicemente imbarazzante» che il tribunale abbia deciso che, per i ricorsi, si sarebbe dovuto tenere conto della data di pubblicazione dei contributi della campagna sul sito web del Controllo federale delle finanze. Nessuno conosce questa pagina, ha sostenuto Frischknecht, facendo notare che persino uno dei giudici federali ha dovuto cercarla.
A Frischknecht non resta ora che prendere atto dell'esito delle deliberazioni. L'UDF dovrà pagare 500 franchi di spese per la decisione di non entrata nel merito. «Tanto è costato il mio posto in prima fila, che ho potuto occupare come ricorrente durante l'udienza», ha concluso Frischknecht.



