ARGOVIA
06.09.2019 - 08:340

Natascha, sopravvissuta a un colpo di pistola alla testa

Oggi ha 25 anni e quando ne aveva 18 fu aggredita da un uomo che voleva ucciderla e abusare sessualmente del cadavere

ZURIGO - «Non so perché sono sopravvissuta. Devo aver avuto mille angeli custodi».

Natascha oggi ha 25 anni e il 29 luglio del 2012 ne aveva solamente 18 quando fu aggredita all'una di notte a Hirschthal, nel canton Argovia. Dopo una feroce lotta la ragazza riuscì a fuggire e a tornare a casa, nonostante quel colpo violento subito alla parte posteriore della testa: si trattava di un proiettile che le aveva perforato il cranio, ma in quel momento lei non lo poteva sapere.

In ospedale i medici constatarono che il colpo fu esploso a distanza ravvicinata. Natascha deve la sua salvezza unicamente a un difetto della munizione. L'aggressore, Heinz K., fu arrestato poco tempo dopo: i giudici appurarono che voleva uccidere la ragazza e poi abusare del cadavere.

Dopo essere stata dimessa dall'ospedale sembrava che Natascha si fosse ripresa sorprendentemente bene - tanto da riuscire a ritornare sulla scena del crimine. Tutto è precipitato nel settembre dello stesso anno, dopo aver incontrato per strada i genitori del suo assalitore. «Ho iniziato a piangere in mezzo alla via» ha spiegato a 20 minuten. Da quel momeno in poi i suoi genitori l'hanno dovuta accompagnare ovunque, non le è stato più possibile uscire da sola. 

Per Natascha la strada del ritorno alla normalità è stata lunga. Una delle cose che l'ha aiutata ad affrontare l'ansia è stato il trasferimento in un'altra casa. «Il nuovo ambiente mi ha fatto bene. Non dovevo più passare tutti i giorni davanti a quel posto». Anche il suo cane l'ha aiutata a uscire di nuovo da sola. 

L'ansia, però, non l'ha abbandonata del tutto: «Se qualcuno corre dietro di me oppure mi segue alla toilette, ecco che ritorna». Nonostante abbia deciso di evitare le uscite serali, la 25enne è riuscita ad andare avanti. Lavora come fotografa, è sposata ed è decisa a non lasciarsi scoraggiare. «Rinunciare non è mai stata un'opzione: in quel modo avrebbe vinto lui».

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