Ecco perché il Consiglio federale dovrà discutere di raclette vegana

A causa di un progetto di Agroscope, finanziato anche da Berna, che ha fatto imbestialire i vallesani: «Non spetta alla Confederazione sviluppare alternative vegetali di una bandiera gastronomica nazionale»
BERNA/SION - Una ricerca su un’alternativa vegetale alla raclette ha acceso un inatteso dibattito politico e culturale in Svizzera
Come riporta il TagesAnzeiger progetto è stato sviluppato da Agroscope, l’istituto federale di ricerca agricola, con un finanziamento complessivo di circa 470’000 franchi, di cui 105’000 provenienti dalla Confederazione.
L’obiettivo era creare un prodotto a base di sottoprodotti dei semi di girasole capace di riprodurre consistenza e fusione del celebre formaggio.
La questione è arrivata fino a Berna: la consigliera agli Stati vallesana Marianne Maret ha chiesto al governo perché un istituto federale debba investire fondi pubblici in un prodotto che potrebbe fare concorrenza a una specialità tradizionale. Il Consiglio federale è ora chiamato a prendere posizione in Parlamento.
Le reazioni più critiche arrivano proprio dal Vallese, patria della “Raclette du Valais AOP”, la versione protetta del formaggio che deve essere prodotta con latte crudo locale e senza aromi aggiunti. Tra le voci più note c’è quella di Eddy Baillifard, ristoratore e autoproclamato “papa della raclette”, secondo cui «non spetta allo Stato sviluppare imitazioni vegetali di un simbolo gastronomico nazionale».
Ad Agroscope la polemica ha colto molti di sorpresa. I ricercatori ritenevano di lavorare a un semplice progetto tecnico legato all’innovazione alimentare. Il comunicato iniziale parlava di “raclette vegetale”, ma dopo le critiche l’istituto ha corretto la formulazione in “alternativa vegetale che offre un’esperienza simile alla raclette”.
Il prodotto è stato sviluppato insieme alla tecnologa alimentare Noemi Decurtins, della casearia Seiler. Nei test, spiega, la preparazione ha ottenuto risultati incoraggianti: si scioglie correttamente, forma una leggera crosta e raggiunge “circa sette punti su dieci”. Sul piano del gusto, però, non può competere con il formaggio tradizionale.
Anche Decurtins riconosce che la denominazione è delicata: un prodotto del genere, conferma, non dovrebbe essere chiamato “raclette vegana”, ma avere un nome proprio.
Non tutti, comunque, prendono la polemica troppo sul serio. Il consigliere nazionale liberale Philippe Nantermod ha commentato con ironia il dibattito, ricordando che lui la raclette preferisce mangiarla con ketchup.



