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SVIZZERA

Sulle tavole russe, raclette prodotta in Svizzera

Almeno due caseifici continuano a esportare i loro prodotti verso la Federazione, nonostante una guerra vada avanti da mesi
Depositphotos (studioM)
Sulle tavole russe, raclette prodotta in Svizzera
Almeno due caseifici continuano a esportare i loro prodotti verso la Federazione, nonostante una guerra vada avanti da mesi
Nonostante le restrizioni commerciano formaggio svizzero per i russi ricchi
ZUGO - Una confezione da 200 grammi, venduta all'equivalente di 10 franchi. Non sarà accessibile, ma è in vendita. Almeno due caseifici svizzeri continuano a esportare formaggio in Russia, nonostante la guerra. Il contatto, affermano en...

ZUGO - Una confezione da 200 grammi, venduta all'equivalente di 10 franchi. Non sarà accessibile, ma è in vendita. Almeno due caseifici svizzeri continuano a esportare formaggio in Russia, nonostante la guerra. Il contatto, affermano entrambi, viene mantenuto in virtù delle relazioni di lunga data con i partner commerciali.

Le due aziende svizzere in questione sono la Lustenberger und Dürst del canton Zugo e la Margot del canton Vaud. La prima annovera la Russia tra i suoi mercati più importanti e, nonostante condanni fermamente quanto stia avvenendo in questi mesi in Ucraina, non è disposta a sacrificare le relazioni instaurate nel tempo con i suoi partner. La seconda ha esportato nella Federazione oltre 500 tonnellate di formaggio nel 2021 - ossia un sesto del totale svizzero - e per giustificare la non cessazione delle attività in Russia, cita lo stesso motivo della Lustenberger.

Per i due caseifici però gli affari non vanno benissimo. Dalla scorsa primavera, infatti, le vendite sono crollate. Nonostante il prezzo altissimo, accessibile solo all'élite, i margini sarebbero minimi.

Come spiegato in un articolo apparso sulle colonne del Tages-Anzeiger, la Russia è «un mercato speciale», perché se da un lato le esportazioni di formaggio svizzero verso il Paese siano solo il 2%, negli ultimi otto anni hanno subito un boom. Il motivo è da imputare alle sanzioni dell'Ue contro la Russia del 2014, che hanno portato la Federazione a escludere dal suo mercato numerosi alimenti europei.

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