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ZURIGO

Bambino preso a calci, parla la madre: «In che mondo viviamo?»

Il giovanissimo, di 6 anni, ha subito una commozione cerebrale. «Come si può fare qualcosa del genere?»
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Bambino preso a calci, parla la madre: «In che mondo viviamo?»
Il giovanissimo, di 6 anni, ha subito una commozione cerebrale. «Come si può fare qualcosa del genere?»
ILLNAU-EFFRETIKON - Quanto avvenuto martedì scorso, quando un bambino di 6 anni è stato preso a calci da uno sconosciuto, ha scosso tutto il paese di Illnau, vicino a Zurigo. Oggi, una settimana dopo l'accaduto e dopo aver preso in cur...

ILLNAU-EFFRETIKON - Quanto avvenuto martedì scorso, quando un bambino di 6 anni è stato preso a calci da uno sconosciuto, ha scosso tutto il paese di Illnau, vicino a Zurigo.

Oggi, una settimana dopo l'accaduto e dopo aver preso in cura il figlio, ha parlato la madre del giovanissimo: «In che mondo viviamo?», si è chiesta in un'intervista rilasciata al Blick, «non avrei mai pensato che una cosa del genere potesse accadere qui in paese. Come si può fare qualcosa del genere a un bambino piccolo?». L'obiettivo della 38enne è ora quello di trovare il colpevole, ma anche di ringraziare coloro che hanno soccorso il giovane.

La donna è infatti ancora sotto shock da quando, martedì sera, ha visto arrivare una donna sconosciuta che teneva il figlio, coperto di sangue, per mano. Non riesce a non rimproverarsi il fatto di non essere andata a prenderlo dopo scuola, e non riesce a spiegarsi quanto accaduto. Suo figlio si è proprio trovato «nel posto sbagliato al momento sbagliato».

Nel frattempo, ferite e contusioni sono ancora presenti sul volto del piccolo. La guancia è ancora gonfia, e ha perso due denti. Non solo: ha anche subito una commozione cerebrale. Ancora dolorante, ha però ricordato quegli attimi di violenza inaudita e immotivata, avvenuti in quel breve tratto - di 10 minuti - che separano scuola da casa. «Si è avvicinato con lo scooter e mi ha chiesto come mi chiamavo», ha raccontato al giornale svizzerotedesco, «poi mi ha chiesto se conoscevo il suo nome. Ho detto di no, e allora mi ha colpito».

Non riesce a rammentare esattamente quanti calci ha ricevuto, alcuni dei quali in faccia, ma erano tanti: «Gli dicevo di fermarsi, ma continuava». Da allora, il giovanissimo non trova pace: ha paura del buio, ha paura che l'aggressore torni. A breve, parteciperà a un incontro con un esperto per affrontare il trauma.

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