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BASILEA

Peste nel Seicento: morivano soprattutto i giovani poveri

Le analisi del DNA hanno confermato la presenza del batterio della peste su almeno cinque scheletri, risalenti all'ultima ondata epidemica documentata in Svizzera (1665-1670).
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Fonte ats
Peste nel Seicento: morivano soprattutto i giovani poveri
Le analisi del DNA hanno confermato la presenza del batterio della peste su almeno cinque scheletri, risalenti all'ultima ondata epidemica documentata in Svizzera (1665-1670).

BASILEA - Uno studio condotto dall'Università di Basilea su un cimitero per epidemie scoperto nei pressi dell'odierno Stadtcasino - una sala concerti - rivela che la peste del XVII secolo colpì in modo sproporzionato i giovani appartenenti agli strati sociali più bassi.

L'età media dei sepolti era di soli 17,7 anni e molti presentavano segni di artrosi e usura della colonna vertebrale dovuti a lavori fisicamente pesanti. "Si tratta soprattutto di adolescenti che già svolgevano lavori usuranti, un indizio di basso status sociale", spiega l'archeoantropologa Laura Rindlisbacher, citata in un comunicato odierno dell'ateneo renano.

Le analisi del DNA hanno confermato la presenza del batterio della peste su almeno cinque scheletri, risalenti all'ultima ondata epidemica documentata in Svizzera (1665-1670). Secondo i ricercatori, l'obbligo di lavorare per sopravvivere rendeva questi giovani particolarmente vulnerabili, anche di fronte a una malattia mortale. Sempre stando agli studiosi l'indagine evidenzia infine paralleli con la recente pandemia di Covid-19, durante la quale i gruppi a basso reddito e con minori reti di supporto sono risultati ugualmente più esposti.

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