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SVIZZERA
25.08.2020 - 14:350
Aggiornamento : 23:34

«La mascherina mette a rischio il commercio al dettaglio»

È l'allarme della Swiss Retail Federation che teme un crollo del fatturato

Al momento sono sei i cantoni che hanno introdotto tale disposizione

Mascherina

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Questi sondaggi non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.

BERNA - «Valutate l'introduzione dell'obbligo di mascherina nei negozi». È l'appello che l'Ufficio federale della sanità aveva lanciato ai cantoni alla fine di luglio. Sono diversi quelli che hanno risposto positivamente. Da giovedì la mascherina sarà obbligatoria nei negozi del Canton Zurigo, che ha così deciso di accodarsi a Basilea Città, Ginevra, Giura, Neuchâtel e Vaud.

Ma il commercio al dettaglio è preoccupato, in quanto tale disposizione potrebbe ridurre ulteriormente la clientela, come si evince da un odierno comunicato della Swiss Retail Federation. Il timore è che le persone passino meno tempo nei negozi e facciano più acquisti online, in particolare su piattaforme straniere.

La federazione si aspetta una contrazione del fatturato soprattutto nel settore non food. Si parla di una percentuale compresa tra il 10 e il 30%. Dovrebbe invece andare meglio per i supermercati. La stima si basa sui primi feedback raccolti nei cantoni in cui l'obbligo di mascherina è già in vigore. «Nei paesi confinanti la diminuzione è stata anche del 50%» si legge ancora nella nota.

Ecco dunque che la Swiss Retail Federation invita le autorità a valutare criticamente se l'introduzione di un obbligo generalizzato di mascherina sia lo strumento giusto per contenere o ridurre i contagi.

I contagi non avvengono nei negozi - «Già dallo scorso marzo il commercio al dettaglio dispone di un piano di protezione efficace» afferma la Swiss Retail Federation, sottolineando che nulla indica che i negozi siano un luogo d'infezione per i clienti e il personale di vendita. «È molto bassa la possibilità che la distanza di sicurezza non venga mantenuta per quindici minuti».

Meno voglia di shopping - Per quanto riguarda le misure di protezione già in vigore nel commercio al dettaglio, la federazione sottolinea inoltre che stanno mettendo sotto pressione in particolare il settore dell'abbigliamento. «I clienti cercano meno la consulenza diretta, provano meno spesso i capi d'abbigliamento, sono molto sensibili al prezzo e hanno perso un po' la voglia di fare shopping».

La ripresa durante i mesi estivi - Dopo le perdite registrate durante il lockdown, in generale durante i mesi estivi di giugno e luglio i negozi sono riusciti a riprendersi. Secondo un sondaggio condotto dalla federazione, nel settore alimentare è riuscito a mantenere o aumentare le vendite. L'85% dei negozi interpellati parla addirittura di un aumento del fatturato pari al 20% rispetto all'anno precedente. È maggiormente in difficoltà il settore dell'abbigliamento, dove un terzo dei negozi registra un calo del 20%. Per il 17% c'è stato persino un crollo del 50%.

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