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Serbia-Svizzera? Aquile, minacce e i pompieri rossocrociati

Svizzera e Serbia, bando alla politica? «Nella testa dei giocatori qualcosa rimane»
Serbia-Svizzera? Aquile, minacce e i pompieri rossocrociati
Imago
Serbia-Svizzera? Aquile, minacce e i pompieri rossocrociati
Svizzera e Serbia, bando alla politica? «Nella testa dei giocatori qualcosa rimane»
Arno Rossini: «Non conterà solo il pallone: sarebbe bello, ma non sono convinto che possa accadere».
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DOHA - Aquile, bandiere, minacce e precedenti: Serbia-Svizzera non è una partita come le altre, non potrebbe esserlo. Le origini di qualcuno dei nostri e le sofferenze e il senso di appartenenza di tutti quelli che, in un modo o nell’alt...

DOHA - Aquile, bandiere, minacce e precedenti: Serbia-Svizzera non è una partita come le altre, non potrebbe esserlo. Le origini di qualcuno dei nostri e le sofferenze e il senso di appartenenza di tutti quelli che, in un modo o nell’altro, hanno avuto a che fare con la tragedia della guerra che dal 1991 ha segnato quella che era la Jugoslavia, hanno infatti trasformato un campo da calcio in un ring per uno scontro politico. Ma di scontro politico, almeno in casa-Svizzera, non vogliono proprio sentir parlare. Nelle ultime settimane, infatti, Murat Yakin e i suoi hanno sempre abilmente evitato le polemiche. Le hanno anzi anticipate, tenendo lontano dai microfoni i soggetti sensibili e aggirando le domande “pericolose”. 

«In Nazionale hanno fatto i pompieri - è intervenuto Arno Rossini - e hanno fatto bene. Sono d’accordo con la ASF, con Tami, con Yakin… la politica è meglio che rimanga fuori. La partita? Ci si dovrebbe concentrare esclusivamente sull’aspetto sportivo».

Una volta che comincerà la sfida, come per magia, tutto finirà e conterà solo il pallone: funziona così?
«Sarebbe bello, ma non sono convinto che possa accadere. Nella testa dei giocatori qualcosa infatti rimane. È come essere finiti in un pantano, una volta che se ne esce, è difficile rimanere puliti. La mia speranza è che sia un bell’incontro, regolare, combattuto ma corretto. La tensione è comunque tanta. Mi aspetto provocazioni, fanno parte del gioco; spero che chi sarà della partita sia in ogni caso abbastanza attento ed esperto da farsele scivolare addosso».

Il match sembra, per alcuni, il palcoscenico ideale per riparlare di vecchie storie. I giocatori però, forse, a quel passato lontano oltre vent’anni non sono poi troppo legati.
«Storie vecchie ma anche attuali. Storie mai dimenticate. Tanti, fuori dal calcio, vedono l’incontro in programma come una ghiotta occasione per gettare benzina sul fuoco. È certo. Sentimenti “infuocati” li provano tuttavia sicuramente anche alcuni dei protagonisti dell'incrocio, quelli che hanno memoria o interesse di quello che è accaduto. Quel conflitto ha portato dolore e disperazione e non basta di certo una generazione per far rimarginare le ferite. Servirà molto, molto, tempo prima che gli animi si possano raffreddare».

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