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Fischer e il Covid: «Difficile credere che la Federazione non sapesse»

«Fischer via? No, ha sbagliato, ha pagato. Discorso chiuso»
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Fischer e il Covid: «Difficile credere che la Federazione non sapesse»
«Fischer via? No, ha sbagliato, ha pagato. Discorso chiuso»
Arno Rossini: «Quando si preparano i grandi eventi, la Federazione è attentissima a ogni singolo dettaglio».
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LUCERNA - L’aver presentato un certificato-Covid fasullo per potersi imbarcare su un aereo con destinazione Cina è costato a Patrick Fischer 39’000 franchi e una macchia sulla reputazione.

Il selezionatore ha fatto la sua scelta in quanto a salute, ma ha anche scelto di infrangere la legge pur di non perdersi le Olimpiadi. Da qui la denuncia per falsificazione di documenti e la condanna.

I Giochi di Pechino si sono svolti nel febbraio 2022, la notizia della furbata di Fischi è uscita ora e solo perché SRF è entrata in possesso del decreto d’accusa della Procura di Lucerna, risalente al 2023 e passato in giudicato. Per evitare guai durante i prossimi Mondiali, il 50enne coach ha quindi fatto mea culpa mentre la Federazione svizzera di hockey su ghiaccio (SIHF) ha preso le distanze dall’accaduto e provato a voltare pagina.

«Brutta storia, sulla quale è anche difficile esprimersi - è intervenuto Arno Rossini - Patrick Fischer ha sbagliato, lo ha ammesso anche lui, ma ha pure pagato. Credo si possa considerare chiuso il discorso».

In tutto ciò, sotto la lente è finita pure la SIHF. Possibile che, nella preparazione di un evento come le Olimpiadi, non sapesse della questione?
«Quando si preparano i grandi eventi, le Olimpiadi ma penso anche a Europei e Mondiali di calcio, la Federazione competente è attentissima a ogni singolo dettaglio. Deve riuscire a muovere un gruppo numeroso dalla Svizzera a un altro Paese, pensare ai documenti, alle necessità, agli alloggi, al cibo, poi anche allo sport. In tutto ciò, soprattutto in epoca-Covid, mi sembra difficile si sia fatta sfuggire la questione della vaccinazione di Patrick. Diciamo che vogliamo crederci».

Federazione un po’ così… leggera?
«Né chiara, né tempestiva. La sensazione è che chi doveva controllare si sia voltato dall’altra parte. E questo tenendo anche conto del fatto che la questione non è morta con le Olimpiadi. C’è una sentenza del 2023... È credibile che un’istituzione del genere non sia venuta a conoscenza di quanto fatto da un suo tesserato? A me non sembra possibile. E se non lo hai scoperto è anche peggio: vuol dire che vivi sulla luna. Hanno insabbiato tutto? Non lo so. Sicuramente, oltre a Fischi, pure i dirigenti non hanno fatto una bella figura». 

In molti, alla luce di quanto emerso, hanno chiesto la testa di Fischer.
«Ecco, in questo caso non sono d’accordo. Avrebbe probabilmente avuto senso due-tre anni fa, per le Olimpiadi 2022 o ancora quando la procura di Lucerna si è pronunciata. Ma ora non più. Abbiamo voltato pagina».

La Federazione non ha preso provvedimenti anche perché i Mondiali casalinghi sono ormai dietro l’angolo?
«Sì, sicuro. La manifestazione è importante non solo dal lato sportivo e avere una Nazionale che ben si comporta è fondamentale. Per questo i dirigenti federali hanno deciso di guardare avanti. E, statene certi, lo hanno fatto anche perché sanno che Fischer è un grande allenatore. Un professionista che sa farsi rispettare e amare dai giocatori: non tieni in mano uno spogliatoio per tanti anni se non sei veramente bravo. C’è stato questo problema, è il passato, ora si lavora per un obiettivo comune».

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