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Trump ha superato il limite. E Infantino lo ha permesso

Mondiale e politica, dai diktat di Mussolini alla telefonata di Trump
Trump ha superato il limite. E Infantino lo ha permesso
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Trump ha superato il limite. E Infantino lo ha permesso
Mondiale e politica, dai diktat di Mussolini alla telefonata di Trump
Vecchia di 96 anni, la Coppa del mondo ha vissuto numerosi episodi legati alla politica. In particolare casi di ingerenza, come nel caso dell'affaire-Balogun.
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WASHINGTON - La telefonata del presidente americano Donald Trump al numero uno della FIFA Gianni Infantino, per chiedere la revisione del cartellino rosso inflitto a Folarin Balogun, riporta l’attenzione su un tema ricorrente nella storia del Mondiale: l’ingerenza della politica nel calcio.

L’episodio più recente riguarda, ovviamente, la sfida tra Stati Uniti e Bosnia nei sedicesimi di finale del torneo 2026. Dopo l’espulsione dell’attaccante statunitense, che comportava una squalifica automatica, Trump ha contattato Infantino. Quattro giorni più tardi la FIFA ha annunciato la modifica della sanzione: la sospensione è stata trasformata in una pena con la condizionale e un periodo di prova di un anno. Balogun potrà così essere schierato negli ottavi contro il Belgio.

Non è la prima volta che il Mondiale si intreccia con il potere politico. Nel 1934, sotto il regime fascista, l’Italia organizzò la competizione e Benito Mussolini sfruttò l’evento come strumento di propaganda. Presente alle partite e negli spogliatoi, il dittatore accompagnò un torneo segnato da polemiche arbitrali, con decisioni ritenute favorevoli agli azzurri, poi campioni.

Quattro anni più tardi, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, si registrarono nuove pressioni. L’Austria, appena annessa alla Germania nazista, si ritirò e diversi giocatori furono integrati nella selezione tedesca, obbligati anche al saluto nazista. L’Italia vinse nuovamente il titolo e, secondo le cronache, ricevette da Mussolini un messaggio perentorio prima della finale.

Altri episodi controversi si sono verificati nel tempo. Nel 1978, in Argentina, il torneo organizzato dalla giunta militare fu segnato da sospetti mai provati di corruzione nella larga vittoria dell’Albiceleste sul Perù. Nel 1982, durante Francia-Kuwait, lo sceicco Fahad al-Ahmed al-Jaber al-Sabah entrò in campo per contestare un gol, che l’arbitro finì per annullare prima di essere radiato.

Dalla propaganda degli anni Trenta fino alle polemiche contemporanee, la storia della Coppa del mondo resta segnata da episodi in cui sport e politica si sono incrociati in modo controverso.

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