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Per ora un lusso, ma potrebbe diventare tremendo

Arno Rossini: «Se le temperature saliranno, in tanti avranno problemi. Soprattutto gli atleti più avanti con l'età»
Per ora un lusso, ma potrebbe diventare tremendo
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Per ora un lusso, ma potrebbe diventare tremendo
Arno Rossini: «Se le temperature saliranno, in tanti avranno problemi. Soprattutto gli atleti più avanti con l'età»
«Centrali, nella questione, sono i tempi di recupero».
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SAN DIEGO - La caldissima California non è stata, fino a questo momento, caldissima. E di questo la Svizzera si è beata. Alla San Diego Jewish Academy, quartier generale dove è stata preparata la spedizione-mondiale, la Nati ha infatti potuto lavorare con temperature ideali. Massima raramente superiore ai 25°C, minima raramente sotto i 18°C: perfetto insomma. E anche per quel che riguarda le partite, la truppa di Murat Yakin ha potuto muoversi senza soffrire troppo. A Santa Clara, contro il Qatar, si sono toccati i 27-28°C. Sopportabili. A Inglewood, contro la Bosnia, non si è saliti oltre i 21°C. Una meraviglia. La Coppa del Mondo nordamericana però, lo sappiamo, ne abbiamo memoria, può essere tremenda. Nella finale di Pasadena per esempio, nel 1994, Brasile e Italia si sciolsero, “accettando” di giocarsi il titolo ai rigori. Con un Mondiale lungo come questo è dunque lecito aspettarsi che, prima o poi, il caldo, quello vero, arriverà.

«Non è una possibilità remota - è intervenuto Arno Rossini - e anche quel fattore influirà, e anche molto, sullo sviluppo del torneo. Chi avrà la fortuna di giocare in città risparmiate dalla calura avrà un vantaggio enorme».

Il “problema” sarà però democratico: soffriranno tutti i ventidue in campo.
«Sì, certo, ma alla lunga la differenza potrebbe sentirsi. Se una squadra si troverà a disputare più match al “fresco”, in un incontro a eliminazione diretta, dai sedicesimi di finale in avanti, avrà più benzina di una che, invece, è stata costretta a sudare molto». 

Che avrà speso tantissimo.
«Centrali, nella questione, sono i tempi di recupero. Battersi a temperature elevate ti costringe a spingerti al limite. E se accade ti servono poi più giorni per tornare al top della condizione. Questo è comunque un discorso generale: il recupero è soggettivo. Dipende da tanti fattori».

Come per esempio?
«L’età».

In quanto a media, la Svizzera è la 17esima squadra più vecchia del Mondiale. Arrivasse il gran caldo, sarebbe quindi un guaio?
«Non sarebbe sicuramente un bene. Il guaio vero è che, a parte la media, la Nazionale ha tra i suoi elementi più importanti giocatori in là con gli anni. Mi vengono in mente per esempio Xhaka e Rodriguez. Per tornare al 100% questi avranno bisogno di più giorni degli altri. E non è detto che, tra un turno e l’altro, li abbiano».

Si deve quindi sperare anche nel termometro?
«Più si alza e più le selezioni giovani saranno avvantaggiate. A decidere le partite saranno sempre qualità tecnica, ordine tattico ed esperienza, sia chiaro; se i tuoi giocatori migliori non possono però andare al massimo…».

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