Lacrime nerazzurre: se n'è andato Evaristo Beccalossi

Centrocampista e bandiera dell'Inter, si è spento nella notte in una clinica di Brescia. Doveva compiere 70 anni tra sei giorni.
Centrocampista e bandiera dell'Inter, si è spento nella notte in una clinica di Brescia. Doveva compiere 70 anni tra sei giorni.
BRESCIA - «Evaristo, Evaristo, non lo ferma neanche Cristo». Alla fine, però, a fermarlo è stato quel malore che nel gennaio 2025 lo aveva fatto precipitare in coma per quasi due mesi. Da allora Evaristo Beccalossi non si era mai davvero ripreso. L’ex fantasista dell’Inter si è spento nella notte in una clinica di Brescia, la sua città. Tra sei giorni avrebbe compiuto 70 anni.
Talento purissimo, genio imprevedibile e simbolo di un calcio romantico che sembra appartenere a un’altra epoca, Beccalossi arrivò all’Inter dal Brescia nel 1978 e conquistò subito il cuore del popolo nerazzurro. Con la maglia dell’Inter vinse uno Scudetto e una Coppa Italia, lasciando un’impronta indelebile ben oltre i 37 gol segnati in 215 presenze.
A ricordarlo è stato lo stesso club nerazzurro con un messaggio carico di emozione: «Ci sembra impossibile. Nei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling. Unico, come il suo modo di trattare il pallone».
I dribbling erano il suo marchio di fabbrica. Non a caso Gianni Brera lo aveva soprannominato “Driblossi”. «L’arte di saltare l’uomo, di osare sempre, quasi con leggerezza», scrive ancora l’Inter. «Era il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi».
E i tifosi, il “Becca”, li fece innamorare davvero. Perché la sua essenza non stava solo nei numeri, ma nel modo in cui accendeva la partita con una giocata impossibile, un’invenzione improvvisa, una sterzata capace di lasciare tutti immobili. «Oriali, Marini e Baresi correvano. Beccalossi inventava», ricorda il club. «A volte a intermittenza, a volte in maniera folgorante».
In fondo, tutta la sua carriera era racchiusa nell’episodio che convinse l’Inter a portarlo a Milano: una cavalcata in cui dribblò cinque avversari prima di sbagliare il gol davanti al portiere. Geniale, imprevedibile, irresistibile. Esattamente come Evaristo Beccalossi.








