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Conta chi paga o il curriculum di chi recita?

PSG-Bayern fenomenale o drammatica? «Dipende chi si deve accontentare. Se si pensa ai tifosi, che poi sono quelli che pagano il biglietto, è giusto preferire lo spettacolo»
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Conta chi paga o il curriculum di chi recita?
PSG-Bayern fenomenale o drammatica? «Dipende chi si deve accontentare. Se si pensa ai tifosi, che poi sono quelli che pagano il biglietto, è giusto preferire lo spettacolo»
Arno Rossini: «Io mi sono divertito moltissimo».
Champions League06.05.2026
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MONACO DI BAVIERA - Italia-Germania, semifinale del Mondiale 1970, è la “Partita del secolo”. Ma siccome si trattava del secolo scorso, si deve cominciare a cercarne una per quello attuale. Una seria candidata potrebbe essere PSG-Bayern Monaco, semifinale di andata della Champions League 2026. Allo stadio Azteca di Città del Messico si videro sette reti, cinque delle quali nei tempi supplementari. Al Parco dei Principi i tifosi se ne sono godute ben nove. E poi anche in Francia la posta in palio era grande, i gol di pregevole fattura non sono mancati… insomma i requisiti ci sono tutti. L’unica differenza tra i due match è che il primo ha messo d’accordo tutti, il secondo ha invece visto le critiche affiancarsi agli applausi. La scorsa settimana si è passati con disinvoltura dall’estasi all’orrore. E questa sera (ore 21) si replica a Monaco di Baviera.

«Io mi sono divertito moltissimo - ha spiegato Arno Rossini - il calcio dovrebbe regalare emozioni, dovrebbe essere qualcosa di piacevole, dovrebbe soddisfare quanti vanno allo stadio o si mettono davanti alla televisione. In questo senso quanto successo a Parigi è stato perfetto. Tanti gol, grande ritmo, infinite emozioni. Che bellezza».

Proviamo a dissentire esponendo in maniera più dolce il “questo calcio fa letteralmente cag***” di Alessandro Melli. Di equilibrio se n’è visto poco: una squadra bravissima a difendere avrebbe probabilmente potuto beffare Paris Saint-Germain e Bayern Monaco.
«Melli ha ragione; quello di Parigi non è stato il calcio “classico”. Però la filosofia di un club non la si può criticare. Con Luis Enrique e Vincent Kompany, PSG e Bayern hanno scelto di far giocare le loro squadre per segnare un gol in più, piuttosto che per subirne uno in meno. Hanno scelto ragazzi giovani, non solo vecchi campioni, bravissimi nell’uno contro uno, bravissimi a saltare l’uomo, e hanno deciso di puntare tutto su queste caratteristiche. Poi, chiaro, la coperta è quella che è, se la tiri da una parte è facile che tu possa scoprirti dall'altra. Il duello che vai a cercare in attacco è anche quello che accetti in difesa. Rischiando. Ovvio che con un paio di incontristi in più in mezzo al campo un undici è più equilibrato e coperto, ma ha pure meno possibilità di fare male all’avversario».

Non siamo del tutto convinti. Si parla di spettacolo o di risultati?
«Dipende chi si deve accontentare. Se si pensa ai tifosi, che poi sono quelli che pagano il biglietto e devono godere di quanto accade, è giusto preferire lo spettacolo. Vedere tante occasioni, tanti gol».

Un allenatore o un giocatore protagonisti in una squadra spettacolare ma perdente?
«Ecco, quello è un altro discorso. Per gli addetti ai lavori lo show può essere importante ma vale il risultato. Vale il curriculum. Pensate, per esempio, all’Inter del triplete. A Barcellona fece una partita pessima, se si pensa allo spettacolo. Eccezionale, se si pensa al risultato. I nerazzurri furono bravissimi a giocare in venti metri, chiusero ogni spazio ai rivali, parcheggiarono il bus davanti alla porta, si disse, e alla fine passarono il turno. E ancora oggi si parla dell’Inter campione, non del Barcellona spettacolare».

Ultimo dubbio: se scegli un calcio “champagne” e insegui (anche) il successo, devi per forza di cose puntare sui giocatori più bravi, perché con poca tecnica i duelli non li vinci. I calciatori migliori li possono ingaggiare solo i club più ricchi…
«Ah sì non si scappa, se vuoi fare quel tipo di calcio, spettacolare e magari vincente, devi spendere tanto. Con quel tipo di calcio la possibilità di sollevare i trofei è un’esclusiva delle società che hanno maggiori risorse. Le big. Le altre devono percorrere altre strade». 

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