Rassegnazione più che shock, l’Italia si è abituata a essere disastrosa

Arno Rossini: «Non cambierà nulla, non cambierà nulla»
Al Mondiale la Bosnia sarà avversaria della Svizzera, «Non è una buona notizia, io avrei preferito gli azzurri».
Arno Rossini: «Non cambierà nulla, non cambierà nulla»
Al Mondiale la Bosnia sarà avversaria della Svizzera, «Non è una buona notizia, io avrei preferito gli azzurri».
ZENICA - E tre. Dopo la Svezia nel 2017 e la Macedonia nel 2022, un altro avversario non impossibile ha fatto andare di traverso i playoff mondiali all’Italia. Nella bolgia del Bilino Polje gli azzurri sono naufragati contro una Bosnia più coraggiosa, più determinata, più bella, più… tutto. E così sono finiti a fondo.
Ciò significa che possono solo risalire? I dubbi rimangono, almeno guardando al recente passato. Ogni disastro non è infatti stato seguito da una rinascita, tanto più che per la mancata qualificazione in Italia non si parla di shock, ma, quasi, di triste normalità. Di rassegnazione.
«Non cambierà nulla - è intervenuto Arno Rossini - non cambierà nulla. Metteranno dei cerotti, andranno avanti con qualche espediente, senza programmazione. E così rimarranno dove sono finiti».
Puntare il dito è brutto, ma per ricominciare serve trovare i colpevoli. Gattuso?
«Per Rino, per l’uomo, sono dispiaciutissimo. Anche di più: sto male per lui. L’ho sentito il giorno della partita. So quanto era teso, quanto ci teneva, vederlo in lacrime dopo i rigori mi ha davvero toccato».
Come selezionatore avrebbe potuto fare meglio.
«In Bosnia ha fatto qualche scelta che non ho condiviso. Tattica, nei cambi, e anche per quel che riguarda la sequenza dei rigori, anche se in quel caso forse è stato mal consigliato dal suo staff. In generale, però, nei pochi mesi che ha avuto a disposizione, molto di buono ha fatto. Non è comunque colpa sua se in questo momento quella nazionale, complici anche le scelte della politica, è carne da macello. Da tifoso, trovo inconcepibile che gli azzurri, con la loro storia e un bacino di utenza comunque gigantesco (la Bosnia ha una popolazione venti volte più piccola dell’Italia, ndr), non riescano a mettere insieme un gruppo competitivo. Al Bilino Polje i padroni di casa sembravano fortissimi…».
Si riparte dai giovani?
«Avrebbe senso, tanto per tenere questi giocatori e non qualificarsi comunque… La U21 azzurra, per esempio, sta facendo bene. Perché non approfittare quindi del prossimo biennio, forse quadriennio, per “costruire”? Basterebbe dire “non giudicateci per i risultati, stiamo lavorando per il futuro”. Servirebbero però umiltà, unità di intenti e grande chiarezza. La Federazione? I dirigenti? Che si siedano tutti attorno a un tavolo e decidano. Ma davvero, cominciando dando delle certezze alla nazionale. Per questo parlo di Gattuso: una volta fatto il punto della situazione servirà un punto di partenza».
Buffon ha già detto che è a disposizione della Federazione fino a giugno “e poi si vedrà”. Aria di addio.
«Ma perché, mi chiedo io? Non entro nel merito della sua nomina, ma una volta che ti scelgono, perché legare l’addio a un fallimento? Avrebbe dovuto dire: “Scusateci, ora ci rimbocchiamo le maniche e troviamo una soluzione”. È facile abbandonare la nave: fa come il capitano Schettino. Va via? È un codardo».
L’Italia ha i suoi problemi, la Bosnia andrà al Mondiale e… troverà la Svizzera.
«Ecco, non so se questa è una buona notizia per noi. Io avrei preferito gli azzurri: nella loro mediocrità sarebbero stati un avversario meno scomodo. La Bosnia invece ha forse meno esperienza ma sicuramente giocherà con grande entusiasmo. E poi ha un mix interessante tra totem, vedi Dzeko e Katic, e stelline. Alajbegovic, per esempio, è eccezionale. A quell’età ha numeri e personalità da grande».









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