Lo chiamavano rispetto

«Pure nelle serie minori c’è da vergognarsi»
Il calcio può poco. Arno Rossini: «Lo sport è lo specchio della società».
«Pure nelle serie minori c’è da vergognarsi»
Il calcio può poco. Arno Rossini: «Lo sport è lo specchio della società».
MADRID - Questa sera (mercoledì), a Madrid, il Benfica contenderà al Real un posto negli ottavi di Champions League. Lo farà senza Gianluca Prestianni, “sospeso provvisoriamente” dalla UEFA per aver dato della “scimmia” a Vinicius Jr. attaccante delle Merengues. L’argentino ha ammesso il battibecco con l’attaccante brasiliano ma respinto fermamente le accuse di razzismo. Ha ragione ed è stato solo un malinteso? Ha torto e ha pronunciato parole disgustose? La frittata, a livello di immagine, è comunque stata fatta: una volta ancora lo sport è stato veicolo di messaggi sbagliati…
«Quello del razzismo è un tema estremamente delicato - è intervenuto Arno Rossini - qualcosa che non può essere risolto esclusivamente dal calcio. Lo sport, ricordiamolo, è infatti solo lo specchio della società. Istituzioni e club possono e devono fare qualcosa per provare a contrastare gli atteggiamenti sbagliati, è vero; hanno tuttavia un potere limitato se tutto intorno poi il mondo si muove in una direzione opposta».
Balotelli, due settimane fa, è stato preso di mira a Dubai. E come lui molti altri. I casi spinosi non si contano.
«Certi epiteti su un campo da pallone sono inaccettabili. Sono mostruosi. Risultato di ignoranza. Fatti da ignoranti. Non si possono sentire. E non accetto nemmeno chi li giustifica con l’adrenalina del momento. Devo dire che negli anni la FIFA e la UEFA si sono molto impegnate per cercare di spingere i calciatori, che hanno una visibilità immensa, a dare il buon esempio. Hanno portato avanti la campagna “Respect”. Hanno provato con la sensibilizzazione… purtroppo non mi pare che di passi avanti ne siano stati fatti molti. E tenete conto che di fatti spiacevoli come quello che riguarda di Prestianni e Vinicius Jr. se ne parla solo perché si tratta di Champions League. Di professionisti. Di televisioni e milioni. Ma sono solo la punta dell’iceberg: se ci si muove nelle serie minori la musica non cambia. In alcuni casi si sentono certe espressioni… c’è da vergognarsi».
Squalifiche, multe, obbligo alle scuse pubbliche… come si può cercare di mettere un freno?
«Credo che le punizioni, anche se esemplari, non portino a nulla. Certo per il singolo caso forse hanno anche un effetto, ma non penso che in generale riuscirebbero a funzionare come deterrente. La strada da percorrere è una sola, quella dell’educazione. Le famiglie, le scuole, anche le società sportive partendo dai settori giovanili... è in quei luoghi che si deve insegnare il rispetto, per l’avversario sul campo e per l’uomo. Solo così, e non con qualche sanzione o con campagne pubblicitarie pure encomiabili ma che in realtà lasciano il tempo che trovano, si può pensare di voltare definitivamente pagina. Ma non c’è comunque da stare allegri: serviranno anni».









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