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Sì, fu davvero "La notte che ha cambiato il pop"

STREAMINGSì, fu davvero "La notte che ha cambiato il pop"

04.02.24 - 17:00
Il documentario di Netflix sulla nascita di "We Are The World" è godibile ed emozionante
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La foto di gruppo con tutti i presenti.
La foto di gruppo con tutti i presenti.
Sì, fu davvero "La notte che ha cambiato il pop"
Il documentario di Netflix sulla nascita di "We Are The World" è godibile ed emozionante

LOS ANGELES - Una notte che ha davvero cambiato la storia del pop. È quella tra il 28 e 29 gennaio 1985, che viene raccontata nel documentario "We Are The World: la notte che ha cambiato il pop", pubblicato su Netflix (e secondo film più visto in Svizzera nel fine settimana).

Le basi
L'idea di un brano musicale che andasse ad aiutare la popolazione dell'Etiopia colpita da una tremenda carestia nacque sulla scia di un progetto simile: con "Do They Know It's Christmas" Bob Geldof radunò le più grandi stelle del pop britannico. Dall'altra parte dell'oceano fu invece Harry Belafonte a sottolineare come gli artisti afroamericani dovessero prendere posizione. Fu così che si posero le fondamenta di quell'impresa artistica, coinvolgendo il manager Ken Krachen, Lionel Richie, Michael Jackson, Stevie Wonder e il produttore Quincy Jones.

Cantando sull'orlo del caos
Il documentario ricostruisce, tra filmati d'epoca e interviste ad alcuni dei protagonisti, la genesi di quella notte straordinaria. Fu scelta la notte dopo la cerimonia degli American Music Awards per radunare nello stesso luogo, gli Hollywood's A&M Studios, superstar del calibro di Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Dionne Warwick, Ray Charles, Diana Ross, Kenny Rogers, Huey Lewis, Paul Simon e moltissimi altri, oltre ai nomi già citati.

Nel film si ha l'impressione costante di quanto l'organizzazione navigasse sull'orlo del caos e si sia dovuta destreggiare tra svariate incognite. In primis le stelle coinvolte (alle quali Jones aveva chiesto di lasciare l'ego fuori dalla porta). Poi il tempo limitatissimo, una manciata di ore nel quale spiegare a tutti cosa fare e cosa incidere. Il brano nacque davvero lì, in sala di registrazione: gli artisti avevano ricevuto una demo (la canzone era stata scritta da Richie e Jackson) ma inventarono davanti al microfono l'interpretazione, sia quella collettiva del ritornello che del mezzo verso assegnato a ognuno dei solisti. In diversi frangenti lo spettatore ha la sensazione che tutto sarebbe potuto finire fuori controllo: sarebbe bastato un problema tecnico più serio, una parola fuori posto, una reazione sbagliata.

Risate ed emozioni
Il documentario ripercorre i piccoli screzi, l’incertezza di riuscire a completare un puzzle così complesso ma anche l'ansia da prestazione dei protagonisti e l'emozione per far parte di un'avventura così speciale, insieme a quelli che erano gli artisti più popolari di quell'epoca. Il ritmo del racconto procede in modo molto godibile, tra momenti divertenti ed emozionanti, facendo grande affidamento sulle riprese realizzate sul posto durante le registrazioni. Le interviste a Richie, Springsteen, Lauper e altri protagonisti punteggiano la narrazione e aiutano ad arricchirla.

L'eredità di quella notte
Quella notte le ore passarono inesorabili e le ultime incisioni si conclusero quando ormai era mattina. La stanchezza era forte, ma anche l'adrenalina: fu chiaro che qualcosa di eccezionale aveva avuto luogo e qualche settimana dopo, quando il brano fu trasmesso e pubblicato in tutto il mondo, anche l'intero pianeta se ne accorse. Le vendite stratosferiche permisero di donare decine di milioni di dollari alla lotta della fame in Africa.

Quell'operazione ha avuto un altro effetto, molto duraturo. Grazie all'impulso di artisti e attivisti come Geldof e Belafonte il pop ha assunto quella componente solidale che ha portato a giganteschi eventi come il Live Aid e alle varie campagne, nazionali o internazionali, in risposta a cataclismi naturali o guerre.

COMMENTI
 

Nonna Sintetica 2 sett fa su tio
Bellissimi ricordi. Erano tempi in cui, con la musica, se i musicisti univano le forze, potevano anche far cadere governi. Col tempo, tuttavia, ho come l'impressione che anche alla musica sia stato messo un bavaglio... facendola cadere nella superficialità.

Panoramix il Druido 2 sett fa su tio
Ero un ragazzino all'epoca, ma ricordo bene la consapevolezza che si stesse realizzando qualcosa di grande. Di lì a qualche mese (il 13 luglio) il mondo avrebbe vissuto l'esperienza del Live Aid. Non per fare il nostalgico, però: che tempi per la musica!

fapio 2 sett fa su tio
Indimenticabile e storico momento
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