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MUSICA

Il ruggito dell'agnello e altre storie dal 1974

Cinque album significativi, ognuno a modo suo, usciti 50 anni fa
IMAGO / Avalon.red
Il ruggito dell'agnello e altre storie dal 1974
Cinque album significativi, ognuno a modo suo, usciti 50 anni fa
SAVOSA - Che anno è stato il 1974, dal punto di vista musicale? Lo potremmo definire un anno di transizione, tra generi e tendenze che si erano consolidati nel periodo precedente e novità che si affacciavano timidamente e sarebbero diventate sempre...

SAVOSA - Che anno è stato il 1974, dal punto di vista musicale? Lo potremmo definire un anno di transizione, tra generi e tendenze che si erano consolidati nel periodo precedente e novità che si affacciavano timidamente e sarebbero diventate sempre più evidenti negli anni a seguire. Proviamo a raccontarvi il panorama musicale di 50 anni attraverso cinque album. Non per forza i più belli, ma ognuno di essi ha raccontato una storia e ha lasciato una traccia.

"The Lamb Lies Down On Broadway"

Il più ambizioso lavoro dei Genesis è questo concept album (doppio) che parla del teppista newyorchese Rael e della visione di un agnello a Broadway, che lo proietta in un mondo sotterraneo pieno di simbolismi e di misticismo. Un'opera monumentale in un genere già monumentale di suo come il progressive rock, non priva di passaggi a vuoto ma assolutamente sfavillante nei suoi momenti migliori. Fu il canto del cigno dell'esperienza di Peter Gabriel con la band.

"Autobahn"

Nel 1974 i Kraftwerk sdoganano al mondo l'elettronica e lo fanno con questo album sorprendente, nettamente in anticipo rispetto ai contemporanei e che lo rende ancora oggi, a distanza di 50 anni, vitale e imprescindibile. Il lungo viaggio (quasi 23 minuti) sulla "Autobahn" che dà il titolo trasporta l'ascoltatore in un flusso su quattro ruote, avanguardistico e ironico. Anche il resto del disco è all'altezza delle aspettative nate dalla title track. Insomma, un vero e proprio capolavoro.

"Fulfillingness' First Finale"

È l'Album dell'anno secondo i Grammy Awards e fa riflettere che non sia nemmeno il migliore della carriera del suo autore, Stevie Wonder. Arriva quasi alla fine di quello che viene considerato il "periodo classico" del cantautore statunitense - all'insegna di funk e soul targati Motown - ed è un disco intimo, personale. Ci sono forse già i segni di quella crisi personale che quasi portò l'oggi 73enne ad abbandonare quasi la musica. Ma è un lavoro splendido, che non va accantonato.

"Anima latina"

Il nono album di Lucio Battisti è una pietra miliare della musica italiana, uno di quei lavori in grado di segnare un "prima" e un "dopo". Un viaggio in America Latina aprì al grande artista nuovi orizzonti. «È un'operazione culturale, quasi un esperimento, e tale dovrà restare» dichiarò all'epoca, anche se nel corso della collaborazione con Pasquale Panella si possono ritrovarne degli echi. La world music e i ritmi latini danno vita a una sorta di "via mediterranea" al prog.

"Streaking"

Loredana Bertè scelse per il suo esordio discografico un concept album sulla sessualità. Nell'Italia del 1974 non poteva che finire malissimo: la Rai lo boicottò sia per i contenuti che per le foto di nudo della cantante stampate all'interno della busta. "Streaking" fu ritirato quasi subito e vendette pochissime copie. Più che per le canzoni, questo album è importante perché è stato, nel bene o nel male, il punto di partenza di una carriera ancora sulla cresta dell'onda.

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