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Senza curiosità «è difficile pensare di essere vivi»

MUSICASenza curiosità «è difficile pensare di essere vivi»

11.12.23 - 06:30
Otto ninne nanne per risvegliare il bambino dentro di noi: è "Lullabies", l'ultimo album di Camilla Sparksss
BARBARA ARAUJO
Senza curiosità «è difficile pensare di essere vivi»
Otto ninne nanne per risvegliare il bambino dentro di noi: è "Lullabies", l'ultimo album di Camilla Sparksss

LUGANO - Otto ninne nanne, otto favole della buonanotte, pensate però per gli adulti, per riuscire a risvegliare il bambino che è sepolto dentro di noi. Tutto questo è "Lullabies", il nuovo album firmato Camilla Sparksss. Un lavoro splendido, al contempo semplice ma profondamente evocativo, che mostra una volta di più l'unicità e l'eterogeneità del talento artistico di Barbara Lehnhoff, che meritatamente viene riconosciuto ben oltre i confini cantonali, sia con i Peter Kernel che con questo moniker che segna la sua produzione solista.

Raggiunta telefonicamente in Canada, sua terra d'origine, Barbara ci ha spiegato qualche dettaglio di "Lullabies", pubblicato naturalmente dall'etichetta ticinese On The Camper.

Quando e come nasce l'idea e poi il contenuto di "Lullabies"?
«Nasce nei primi mesi del 2020, non come disco ma come libro. Doveva essere una serie di storie e poesie della buonanotte per adulti, avevo realizzato anche le illustrazioni. Poi, con il protrarsi del lockdown, ho composto anche la musica. Ero a casa con il mellotron e i racconti sono diventati canzoni».

È praticamente il percorso inverso rispetto alla prassi...
«Sì ed è per questo che è più importante il lato narrativo di quello musicale, che ha la funzione di creare l'atmosfera attorno alle storie».

Spendiamo una parola sul perché questo è un album da avere "fisico", acquistando il vinile. A partire dallo specchio magico contenuto nella confezione, che ha avuto una genesi piuttosto travagliata...
«In realtà volevo far uscire "Lullabies" già almeno un anno e mezzo fa, ma abbiamo avuto un ostacolo tecnico da superare: ci abbiamo messo tantissimo a realizzare uno specchio che le persone potessero assemblare a casa. Ogni materiale si rivelava troppo tagliente e non si poteva venderlo così. Anche ideare il design è stato complicato. Poi, prova dopo prova, ci siamo riusciti».

Tu descrivi questo lavoro come un "album audio-visuale".
«Mi riesce quasi difficile chiamarlo album. L'ho dovuto fare, e metterlo in un cofanetto di vinili, per dargli un'etichetta da comunicare al mondo. Mi piaceva l'idea di creare un oggetto che permettesse alle persone di avere un'esperienza analogica a casa propria. Mi riporta ai tempi in cui si guardavano le diapositive in famiglia. È sintomatico che sia nata durante il lockdown: avevo bisogno di rallentare, di staccarmi da tutti quei social media che consumavo sullo schermo».

Sono previsti tre singoli e nel videoclip di uno di essi, "Watch Me", l'ispirazione è un capolavoro dell'arte del Novecento: "Morning Sun" di Edward Hopper.
«Trovare le idee è stato molto difficile. Con un album così visivo, già ricco d'illustrazioni, ho dovuto trovare un linguaggio nuovo. Mi è piaciuto prendere dei momenti di vita e raccontarla in tutta semplicità. In quel dipinto di Hopper c'è la luce al centro di tutto. Così in "Watch Me" Giacomo Jaegli è stato bravissimo a ricrearla - poi io ho aggiunto un tocco che racconta la semplicità e l'assurdità di un attimo di vita qualsiasi».

Quanto è importante per l'adulto contemporaneo andare a risvegliare, con queste ninne nanne, il bambino che custodisce dentro di sé?
«È importantissimo. Il bambino interiore è ciò che ci mantiene curiosi. Se si arriva a non esserlo più, è difficile pensare di essere vivi, non è vero?».

"Lullabies", proprio per le sue caratteristiche intrinseche, sembra perfetto per gli show dal vivo. Com'è andato il debutto ufficiale a Ginevra (all'Alhambra Les Creatives)?
«È stato bellissimo suonare in questo meraviglioso teatro all'italiana. È molto speciale da portare in scena: non è un concerto come gli altri, c'è molto fumo e poca luce. È più un'esperienza collettiva, quasi uno spettacolo di magia».

Consideri questo un esperimento che, quasi sicuramente, non avrà un seguito. Cosa ti ha dato?
«Mi ha lasciato tantissimo e mi ha dato un'opportunità di vivere il lato performativo in un nuovo modo, come performer anziché come musicista. A differenza di un album normale ci sono state tantissime piccole cose divertenti da affrontare, si passava il tempo a trovare soluzioni per cose improbabili».

Ad esempio?
«Mai avrei immaginato di spedire un disco ai distributori e ai negozi con l'avvertenza "oggetto tagliente". È stato divertente».

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