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PRIME IMPRESSIONI
29.03.2019 - 08:000

Torna la Range Rover Evoque, dal fascino ora più patinato e raffinato

A otto anni dal lancio della dirompente Suv inglese, l’attesa erede ne ricalca proporzioni e look, reinterpretati con ricercatezza e qualità superiori. Inclusa la meccanica con sistema microibrido.

Cosa vi aspettereste dalla seconda edizione della Suv più effervescente dell’ultimo decennio, dirompente al suo esordio nel 2011? Per la sua nuova Evoque Range Rover ha infine scelto la via dell’evoluzione ragionata, seppur efficace e condivisibile, convertendo l’estro originale in un look raffinato più in linea con lo stile della marca. Combinato a contenuti in crescita.

Come prima, più di prima: l’evoluzione segue la scia della prima serie…
Le linee fondamentali sono quelle della prima Evoque, sulle quali la “2” ricama di fino strizzando l’occhio alla più grande e patinata Velar; la lunghezza resta tra le più compatte del segmento (4,37 m), le superfici sono più levigate in combinazione ad un pregevole rigore nella definizione organica di ogni dettaglio. L’insieme si fa certamente notare e desiderare, seppur in maniera più sottile e sussurrata: il tocco scenografico appare un po’ meno vivo rispetto alla prima edizione. Il telaio è però tutto nuovo e sfrutta la nuova piattaforma PTA (Premium Transverse Architecture) per modelli con motore trasversale, sul quale sono impiegati acciaio e alluminio per un peso complessivo che in ogni caso non pare “dimagrire”: la due litri turbodiesel a trazione integrale che abbiamo a disposizione denuncia un peso a vuoto di 1955 kg. Nonostante l’ingombro del tutto simile il passo è maggiorato di 20 mm – fattore che tra l’altro ha consentito di ottenere una linea di profilo più pulita e slanciata –, a tutto vantaggio dello spazio interno in seconda fila. Sul piano della meccanica invece, spicca l’introduzione della soluzione micro-ibrida a 48V su entrambe le unità 2 litri benzina e turbodiesel: si tratta di un sistema in grado di recuperare l’energia normalmente sprecata durante la decelerazione, che un apposito generatore/starter riesce ad immagazzinare in una compatta batteria al litio (0,2 kWh) posizionata sotto il pianale. A velocità inferiori ai 17 km/h, quando il guidatore frena, il motore si spegne in anticipo sull’arresto completo; alla successiva ripartenza, l’energia raccolta viene riutilizzata per assistere l’accelerazione (con spinta supplementare di circa 140 Nm erogata per breve tempo), riducendo così i consumi. Che per la diesel Sd4 da 240 cv la Casa annuncia in 6,2 l/100 km.

L’accoglienza è premiante, tra raffinatezze e tecnologia.
Prima ancora di come va su strada, vale la pena vedere subito che accoglienza riserva ai passeggeri: la Evoque conquista, oltre che si fa acquistare, in special modo per il look e per il grado di ospitalità, oltre che per come va. A questo capitolo, l’evoluzione del modello risponde con la stessa operazione di pulizia ammirabile esternamente, ricorrendo ancora una volta alla Velar per rinnovare la tipica suggestione patinata delle Range Rover più grandi. incluse le maniglie elettriche a scomparsa. Dentro, troviamo dunque una plancia all’apparenza semplice, molto lineare nello sviluppo, ma dove i materiali pregiati hanno modo di distendersi su superfici ampie che amplificano la sensazione di profondità; rivestimenti ed inserti giocano la consueta carta della ricercatezza, includendo anche una scelta di tessuti in fibre naturali sostenibili (Eucalipto) ma di pregio. Due gli schermi digitali centrali capacitivi con superficie in vetro, ad alta risoluzione: quello superiore a sviluppo orizzontale da 10”, orientabile elettricamente e dotato di connettività complete, dalla buona reattività pur talvolta con qualche lieve “impuntamento” nel passaggio di schermata, quello inferiore riservato a clima, modalità di guida ed altre funzionalità secondarie aggiornabili via connessione web. Si aggiunge lo stesso cruscotto digitale, per un trittico davvero opulento di display, con spazio anche alle sorprese: come lo specchio retrovisore interno che si trasforma in schermo video ad alta definizione o la schermata “offroad” con visione Ground View, che rende "invisibile" il cofano proiettando sullo schermo centrale superiore le immagini della videocamera con visuale a 180 gradi della zona antistante il veicolo. Utile non solo in fuoristrada ma pure in caso di parcheggi angusti, marciapiedi molto alti. La sistemazione di guida è impeccabile, con postura rialzata ma dotata di registri ampi, mentre posteriormente la libertà di movimento per le gambe guadagna “punti” sulla prima Evoque anche per il passo maggiorato, garantendo un comfort davvero godibile. Presenti inoltre bocchette di aerazione centrali e bracciolo con botola per i carichi passanti. Non è da meno il vano di carico, rifinito con grande cura e contraddistinto da una cubatura maggiorata del 10% per arrivare ad offrire un volume variabile tra 591 e 1393 litri.

Comfort superiore, tanto equilibrio: la nuova Evoque conquista in viaggio.
In marcia, infine. La più piccola delle Range conserva ed anzi amplifica la sua accoglienza “british”: l’effetto Velar in scala ridotta si traduce anche qui in un assorbimento esemplare di ogni asperità, combinato ad un isolamento acustico di qualità superiore, tra i fiori all’occhiello del modello. L’esperienza di guida è dunque realmente appagante specie sotto il profilo del relax e del comfort, tanto da far pensare alla presenza delle sospensioni pneumatiche; invece tradizionali, seppur rinnovate insieme al resto della meccanica. La regolazione degli ammortizzatori include anche il settaggio sportivo, ma in questo campo la vettura non fa la stessa differenza, limitandosi ad assumere una maggior rigidità, senza tuttavia aggiungere ulteriore sensibilità o mordente particolarmente sportivo; la Evoque 2 è e resta principalmente una “mini” Range da vivere e da abitare, piuttosto che da pilotare. Il diesel Sd4 con sistema microibrido segue quest’impostazione, offrendo in special misura una raffinata fluidità con prestazioni di ampio respiro (0-100 km/h in 7,7 secondi, punta massima di 225 km orari) e funzionamento pronto e molto docile sull’intero arco di erogazione. Il cambio automatico a nove rapporti è altrettanto dolce ma, come già in passato, non troppo rapido in scalata né talvolta intuitivo nelle sue reazioni, invitando più di frequente che su altri modelli ad intervenire manualmente con la scelta di rapporto agendo sulle palette al volante. Affinati pure la trazione integrale a inserimento automatico con controllo elettronico e la gestione delle modalità di marcia Terrain Response 2, con ulteriori funzionalità per garantire una marcia nel fuoristrada anche impegnativo sempre più affidata agli ausili attivi di bordo: ma per provare tutto questo serve mettere potenzialmente in gioco la preziosa verniciatura dell’auto, che nella configurazione provata (D240 integrale automatica) è in listino tra 56'600 e 72'500 CHF.

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