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TEST DRIVE
13.02.2019 - 08:000
Aggiornamento : 15.02.2019 - 00:03

Quadrifoglio, Stelvio di raffinata esuberanza

La carrozzeria rialzata non soffoca la cristallina vocazione alla guida sportiva e sensibile: telaio reattivo, guida diretta e versatile trazione Q4 imbrigliano la vitalità del V6 biturbo da 510 cv.

Non fa nulla per nascondere la propria diversità la Stelvio Quadrifoglio, puntando le sue carte sul raffinato dinamismo che in certe condizioni la pone su un’altra dimensione del guidare con passione, tema assai caro – anche per tradizione – della blasonata marca italiana. Le forme rotondeggianti di base, piacevolmente ispirate anche alla tradizione Alfa, mettono subito in evidenza eventuali appendici o integrazioni alla pulizia di linea: con pochi tocchi, discreti ma efficaci, emerge così tutta la “differenza” di questa versione ad alte prestazioni. Prese d’aria maggiorate con paraurti dal design specifico, passaruota con codolini in tinta per integrare al meglio le grandi ruote da 20” a misura differenziata tra gli assali – 255/55 davanti, 285/40 dietro – più altri dettagli calibrati assicurano alla Quadrifoglio un “mordente” speciale già da ferma, mentre la meccanica d’eccezione apprezzata sulla Giulia di pari potenza trova qui applicazione con l’integrazione della sofisticata trazione integrale Q4. Ideale per poter sfoggiare – ed apprezzare – i 510 cv a tutte le latitudini.

La Quadrifoglio “avvolge” subito con la propria personalità…
L’impazienza di assaggiare tanto potenziale è tanta e siamo subito al volante. La posizione di guida è piuttosto rialzata, anche a registro del sedile al minimo, ma consente ugualmente una pregevole integrazione nell’auto; la poltrona è avvolgente quanto basta senza risultare eccessiva, trattiene bene e con il volante piuttosto ben registrabile (appena un velo inclinato) si trova in fretta la propria sistemazione. Il volante scamosciato è di piccolo diametro e piuttosto sottile, per offrire la miglior presa. L’accensione è affidata al pulsante rosso sul volante ed il rombo che scaturisce dal possente V6 biturbo di 2.9 litri, in alluminio, inonda subito l’abitacolo con voce piena seppur educata. Si va. Nella configurazione normale, le sospensioni regolabili – tramite il rotore DNA sul tunnel centrale – offrono il necessario comfort di marcia, che fa della Stelvio più performante una vettura pienamente utilizzabile in città e nel quotidiano. Bene così, la sportività “traspira” con la giusta misura; la modalità sportiva e quella successiva Race coprono ogni spazio per la crescente caratterizzazione dinamica.

Diretta e sensibile, la sterzata fa la differenza rispetto ad ogni altra Suv.
Le curve lasciano volentieri spazio alle regolazioni più spinte di assetto, cambio, risposta del motore ed il “concerto” del V6 può iniziare: gli appena 3,8 secondi annunciati dalla Casa per traguardare i 100 km/h appaiono del tutto verosimili perché la spinta è davvero poderosa, togliendo sinceramente anche un po’ il fiato. Poiché all’erogazione possente – con tonalità cupa ma piena e più acuta al salire di giri – corrisponde una motricità che non spreca nulla traducendo tutto in efficacia di scatto. Le cambiate si susseguono rapidissime, con le marce intermedie assai ravvicinate garantite dall’ottimo automatico ZF a otto rapporti, tanto che il controllo sequenziale manuale (con eccellenti palette fisse al volante, in metallo) porta spesso a sconfinare nell’intervento del limitatore di giri. Che arresta piuttosto bruscamente la notevole generosità del V6 sul filo dei 7000 giri. Con l’indurimento consistente delle sospensioni emerge ancor più cristallina la particolare guidabilità della Stelvio Quadrifoglio nel primo quarto di rotazione del volante. Che fa la differenza.

Con la modalità “Race” si pilota in modo diretto.
Dalle curve più veloci verso quelle a raggio più stretto: gran parte dei percorsi anche montani sono affrontabili, a bordo di questa Stelvio Quadrifoglio, impiegando davvero poca rotazione del volante. In questa “zona” di utilizzo la risposta è la più diretta del mercato, ben calibrata al raffinato avantreno per una risposta che quasi sorprende per precisione ed istantaneità; pur con un comando mai pesante. Su ritmi di marcia anche ben “tonici” bastano così tocchi in punta di dita sul volante con poche o nulle correzioni, date precisione e stabilità della vettura. Forzando l’andatura nelle volte più strette la sterzata tende invece a diventare più “normale”, perdendo lievemente di mordente e con spazio per un velo di sottosterzo (che rimane però sempre tale); caratteristiche che d’altro canto permettono di ben comprendere l’avvicinarsi dei limiti agevolando al massimo la facilità di gestione, sempre semplice ed intuiva. La Quadrifoglio non è certo però limitata in “cattiveria”, poiché la modalità Race libera i controlli di trazione e stabilità lasciando grande spazio al controllo diretto dei 510 cv. La spinta inizialmente al posteriore raggiunge fino al 50-50% di ripartizione praticamente in tempo reale: affondando con gran generosità il gas in uscita (dai tornanti, ad esempio) ci si trova a chiudere la traiettoria di sovrasterzo ma anche subito catapultati in avanti, con i ridotti pattinamenti subito assorbiti dalla trazione che si sposta verso l’anteriore e la complicità del controllo attivo della ripartizione di spinta tra le ruote posteriori; si viaggia forte e con pieno gusto sportivo. Compresa la frenata, dal pedale modulabile come pochi e dal mordente sinceramente racing, con resistenza alla fatica più che adeguata se non si esagera con le “staccate” specie in discesa.

Ambiente di bordo curato ed accogliente.
Nell’abitacolo predominano le tonalità scure dai toni sportivi, arricchite di numerosi richiami alla fibra di carbonio per accompagnare al meglio la decisa personalità della Suv italiana. Le finiture sono curate e di qualità, pur in presenza di qualche sommesso scricchiolio avvertibile dall’arredo a bassa andatura, mentre i comandi minimalisti sono in realtà razionali e ben disposti, oltre che intuitivi. Lo schermo centrale ad alta risoluzione (8,8” allungato) non è enorme ma include tutte le interfacce smartphone, mentre non mancano i controlli attivi alla guida – ma il regolatore di velocità adattivo si paga a parte – seppur con avviso di superamento involontario di corsia solo acustico ed assenza della sterzata “automatica” per restare in corsia. Lo spazio a bordo è più che valido e lascia spazio ad una convivialità senza limitazioni, tanto più che ad andatura costante la silenziosità di marcia è elevata; e se non ci si fa prendere dal richiamo all’accelerazione, per la verità continuamente evocato dall’esuberante V6, si viaggia su medie reali del tutto accettabili, con 12 l/100 km.

Il listino di Alfa Romeo Stelvio Quadrifoglio parte da 107'500 CHF.

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Nuova Garage Giorgio SA

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