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TEST DRIVE
25.10.2019 - 06:000

718 T: la Porsche Cayman “semplice” sa come farsi adorare

L’allestimento semplificato esalta le doti dinamiche della compatta coupé, attrezzata accuratamente sul piano tecnico: sterzo eccezionale e boxer da 300 cv regalano un “sapore” particolare.

Raramente Porsche sbaglia un colpo. Non è fortuna, ma meticolosa preparazione e conoscenza sia dei propri modelli, sia delle reali esigenze della clientela. Come quella di sapersi “accontentare” per trovare, in fondo, la “quadra” delle proprie richieste di intensità ed emozione nello stare al volante di un oggetto sensibile, coinvolgente ed in definitiva appagante, anche con dotazione tecnica e potenze ben inferiori rispetto alle versioni top di gamma. Tutto questo è infatti racchiuso nella fortunata serie di allestimenti “T”, lettera che per la marca di Stoccarda indica Touring, ovvero il turismo sportivo: spogliato di numerosi extra, ma capace di restituire purezza di sensazioni. Anche alla base della gamma, come prova una volta di più la 718 T su carrozzeria chiusa, Cayman, oggetto del test: 85'000 CHF davvero ben spesi per questo genere e categoria d’automobile emozionale.

D’accordo l’essenzialità. Ma che corredo tecnico accompagna l’auto?
Appena 1350 kg di vettura già anticipano parecchio di quel che può rivelare la guida, combinati ad una meccanica “semplice” ma amalgamata per rendere al meglio: in posizione posteriore-centrale troviamo il boxer turbo di appena due litri ma capace di 300 cv, con cambio manuale a sei rapporti (in opzione il doppia frizione PDK, qui non così necessario) e differenziale posteriore autobloccante meccanico; di rigore le sospensioni attive regolabili PASM con assetto ribassato di 20 mm e ruote da 20 pollici, senza dimenticare la scrupolosa attenzione all’impianto frenante, con pinze anteriori a quattro pistoncini e dischi da 330 mm. Il tutto combinato ad un allestimento che include il minimo indispensabile – lo stesso impianto multimediale con navigazione è assente di serie, seppur ottenibile senza sovrapprezzo – ed il più attento contenimento dei pesi. A bordo della 718 T si ritrovano tutta la magia e l’equilibrio della coupé sportiva a motore centrale con trazione posteriore; naturalmente più composta di una 911, ma ugualmente dotata di un’identità convincente che questo allestimento riesce letteralmente ad esaltare. Come su tutte le auto moderne, anche questa Porsche compatta resta in ogni caso ben attrezzata per l’impiego nelle situazioni comuni di traffico: non troppo alta dal suolo, specie con l’anteriore, trovandosi così a proprio agio nell’affrontare le piccole asperità o le inclinazioni dei parcheggi; non troppo dura di sospensioni, sebbene marcatamente sportiva anche nella regolazione standard. Infine docile da condurre con un filo di gas, grazie anche alla notevole trattabilità del quattro cilindri, che offre tanta elasticità sin dai bassi. Difatti, la coppia ben consistente, tanto più rapportata al peso ridotto, tocca il picco di 380 Nm già a 2150 giri, permettendo più spesso di quanto si pensi di conservare il rapporto più alto senza doversi preoccupare troppo del cambio manuale.

Cosa offre in più, sul piano della guida, questa versione “T”?
Poche rinunce, dunque, a bordo della 718 T rispetto ad altri allestimenti anche nell’uso quotidiano. Ma è tra le curve che l’auto sfodera tutta la “differenza”, consentendo di apprezzarne al meglio vocazione ed identità sportiva. Con la consueta progressione e prevedibilità Porsche. Le note più positive vanno per prime allo sterzo, forse il migliore di tutta la gamma di Stoccarda per sensazioni, sensibilità, precisione e progressione di comando: aiuta poi la massa ai minimi termini, che conferisce più mordente all’avantreno tagliandone pressoché ogni ritardo di reazione, ma sta di fatto che pilotare la piccola T mette in comunicazione diretta con l’auto e con l’aderenza disponibile, quasi si potesse percepire direttamente l’asfalto. Una meraviglia. Poi c’è la progressione del quattro cilindri boxer, che si fa largamente “perdonare” il borbottio profondo ai regimi più bassi che per sonorità ricorda lievemente le unità Subaru, con una rotondità di funzionamento esemplare, una spinta che esprime forza crescente ed una “voce” che si fa più cristallina e piena fino ai 7500 giri di intervento del limitatore. Non dimentichiamo il cambio manuale, rapidissimo negli innesti, preciso e “corto” per godere al meglio del pilotaggio diretto attraverso mani e pedaliera. Con un inserimento in curva guizzante, tanta aderenza a centro percorrenza ed una motricità superiore, garantita anche dalla massa dell’auto concentrata tra gli assali, la 718 T “vola” lungo le traiettorie impostate letteralmente al millimetro; lasciando ampio spazio al gioco di acceleratore, da metà percorrenza in poi, per “chiudere” di prepotenza, invocando un sovrasterzo docile e perfettamente dosabile secondo la necessità. Aggressivi o composti, rapidissimi (0-100 km/h in 5,1 secondi, 275 km orari di punta) o di buon passo: la Cayman così allestita non smette di entusiasmare e, soprattutto, di coinvolgere con il suo sapore intenso; un’auto ideale per la sportività ma che fa venire voglia di andare lontano, sulla scia di tanto “benessere”. Del resto, a bordo non manca praticamente nulla per godersi il viaggio. Ad andatura costante il silenzio è apprezzabile, la climatizzazione bizona irreprensibile ed i sedili sportivi ben confortevoli anche sulla lunga distanza, senza risultare eccessivamente rigidi o avvolgenti: forse la migliore Cayman, che una volta di più testimonia come, talvolta, “meno” sia in fondo meglio.

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Ultimo aggiornamento: 2020-02-20 05:15:32 | 91.208.130.86