Tre assoluzioni per la presunta truffa del finto magnate svizzero

«Il fatto non sussiste», secondo il Tribunale di Busto Arsizio
BUSTO ARSIZIO - Si è concluso con tre assoluzioni il processo che si è celebrato presso il Tribunale di Busto Arsizio ma che ha contorni internazionale e un legame, almeno a parole, con la Svizzera. Lo riferisce La Provincia di Varese.
Spacciandosi per un facoltoso finanziere ebreo con presunti interessi sul territorio elvetico, un presunto businessman 38enne – insieme a due presunti complici – avrebbe orchestrato una complessa operazione internazionale che, secondo l’accusa, portò alla sottrazione di circa 700mila euro a un imprenditore russo residente a Dubai. Il presunto raggiro si sarebbe consumato tra hotel di lusso, affari immobiliari e un ufficio rivelatosi inesistente a Busto Arsizio.
L'uomo si presentava con un nome fasullo, con un abbigliamento inequivocabile (kippah, abiti scuri, barba curata) e il racconto di un impero nel settore dell’oro. Con queste credenziali aveva avvicinato nel 2015 la presunta vittima all’hotel Armani di Milano, dando vita a un rapporto dai contorni mai del tutto chiariti.
Nel 2017 la proposta: un doppio investimento, tra l’acquisto di una penthouse a Dubai e l’avvio di una società lombarda nel settore dei rifiuti. Lo schema prevedeva uno scambio incrociato di capitali e un incontro decisivo in un ufficio della località del Varesotto, dove – secondo la denuncia – le banconote vere sarebbero state sostituite con denaro falso.
Quando l'imprenditore russo si accorse dell’inganno, denunciò tutto. Gli investigatori individuarono rapidamente i presunti responsabili, mentre un quarto uomo rimase irreperibile. Il processo, però, si è concluso con un colpo di scena: assoluzione piena. Per il giudice Rossella Ferrazzi «il fatto non sussiste». Mancavano documenti, prove concrete e chiarezza sui rapporti tra le parti, secondo il tribunale.



