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ONU«L'escalation in Libano è pericolosa e va fermata»

14.02.24 - 19:59
Il portavoce dell'Onu Stephane Dujarric chiede un passo indietro alle parti coinvolte.
Imago
Fonte ats ans
«L'escalation in Libano è pericolosa e va fermata»
Il portavoce dell'Onu Stephane Dujarric chiede un passo indietro alle parti coinvolte.

NEW YORK - «L'escalation pericolosa» in Libano «si deve fermare». Lo ha detto oggi il portavoce dell'Onu Stephane Dujarric durante il briefing con i giornalisti. Dujarric ha parlato in relazione ai raid israeliani che hanno colpito postazioni di Hezbollah in Libano attraverso la Blue Line e ai lanci di missili partiti dal Libano in cui è rimasta uccisa una soldatessa di Israele. «Questa è guerra», ha affermato su X il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itma Ben Gvir.

La vicenda - I miliziani di Hezbollah alleati dell'Iran hanno riversato «una pioggia di razzi» sul nord dello Stato ebraico, in particolare a Safed e Merom, località da cui sono sfollati molti residenti viste le continue minacce militari degli Hezbollah dal 7 ottobre scorso.

A essere colpita questa volta è stata una base militare, dove è stata uccisa una soldatessa di 20 anni, Amer Sarah Benjo, mentre altri 8 sono stati feriti. Israele ha reagito colpendo con vasti attacchi in profondità nel territorio libanese, ben oltre la frontiera e il fiume Litani.

Nello specifico, ha fatto sapere il portavoce militare, «una serie di obiettivi di Hezbollah nelle aree di Jabal el Braij, Houneh, Dunin, Aadchit e Souaneh».Il quotidiano libanese Al-Meyadeen - legato agli Hezbollah - ha riferito di quattro morti negli attacchi, tra cui una donna e i suoi due figli.

Le reazioni - Gli Usa hanno subito lanciato un appello alla de-escalation, invocando la via diplomatica. «Continuiamo a credere che esista lo spazio per farlo - ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Matthew Miller - e continueremo ad andare avanti per cercare di risolvere questo problema diplomaticamente».

Da Israele, il portavoce dell'ufficio del premier Ilana Stein ha ribadito che lo Stato ebraico «non è interessato a una guerra su due fronti, ma se provocato risponderà con forza». Israele ha più volte chiesto - in base alla risoluzione 1701 dell'Onu - che Hezbollah si ritiri oltre il fiume Litani e la Francia sta lavorando a un piano di mediazione. Mentre il Wall Street Journal ha fatto sapere che gli Usa stanno indagando su diversi raid israeliani a Gaza che hanno ucciso decine di persone e sul possibile uso da parte di Israele di fosforo bianco in Libano. Su questo punto gli israeliani in passato hanno già assicurato di operare «in maniera legale, sulla base del diritto internazionale».

Al Cairo intanto - dove oggi è sbarcato anche il leader turco Erdogan dopo oltre un decennio di gelo con l'Egitto - i negoziati con Hamas vanno avanti, ma la strada resta in salita. Varie fonti riferiscono che i colloqui si sarebbero arenati soprattutto sul numero di detenuti palestinesi richiesti dalla fazione islamica per accettare l'accordo sugli ostaggi. «Insisto affinché Hamas rinunci alle sue richieste deliranti. Quando vi rinunceranno, potremo andare avanti», ha annunciato Netanyahu dopo aver vietato alla delegazione israeliana di tornare domani nella capitale egiziana.

La decisione è stata attaccata con forza dalle famiglie degli oltre 130 ostaggi: «Non andare al Cairo è una condanna a morte per i nostri cari». Le stesse famiglie sono arrivate all'Aja per denunciare al Tribunale penale Hamas «per crimini di guerra, rapimento e stupro». A incalzare Hamas è stato anche il presidente palestinese Abu Mazen: «Completi rapidamente l'accordo» sugli ostaggi, ha ammonito, «per risparmiare al nostro popolo il flagello di un'altra catastrofe».

Le preoccupazioni del leader dell'Anp e non solo si concentrano adesso sulla possibile operazione di terra a Rafah, dove sono ammassati oltre un milione di sfollati. Netanyahu anche oggi ha minacciato un'azione «potente» non appena sgomberati i civili. Una prospettiva condannata ormai da tutto il mondo. Il presidente francese Emmanuel Macron, in una telefonata con il premier israeliano, ha affermato che il bilancio dei morti a Gaza è «intollerabile» e che le operazione israeliane devono «cessare».

Poi ha sottolineato l'urgenza di concludere un accordo su un cessate il fuoco che garantisca finalmente la protezione di tutti i civili e l'accesso massiccio degli aiuti. Lo stesso monito è arrivato da Spagna e Irlanda, che hanno chiesto alla Commissione europea di «verificare urgentemente» se Israele stia «rispettando i diritti umani a Gaza», come ha fatto sapere il premier di Madrid Pedro Sánchez riferendo di una lettera comune con il primo ministro irlandese Leo Varadkar.

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