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UCRAINALa propaganda russa si serve dei profili social dei prigionieri ucraini

17.08.22 - 23:59
I soldati russi usano la pagine Facebook e Instagram dei detenuti per promuovere messaggi pro Cremlino.
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La propaganda russa si serve dei profili social dei prigionieri ucraini
I soldati russi usano la pagine Facebook e Instagram dei detenuti per promuovere messaggi pro Cremlino.
«Volevano farne un burattino» racconta la figlia di un volontario ucraino rapito a cui sono stati rubati i profili social.

KIEV - Stava innaffiando le piante nel suo giardino quando i soldati russi lo hanno immobilizzato e lanciato in un furgone. Igor Kurayan, un 55enne volontario ucraino delle Forze armate di difesa territoriale nella città di Kherson, non è però sparito completamente. Malgrado non ci fossero più notizie sul suo stato di salute, i suoi canali social hanno continuato a pubblicare contenuti sempre più strani. Le sue pagine Facebook e Instagram hanno infatti iniziato a diffondere un'immagin di Kurayan che non coincideva con l’orgoglioso cittadino ucraino noto ai familiari e agli amici. 

La propaganda russa, che agiva dietro ai nuovi contenuti dei canali social, ha messo in campo un’intricata strategia. Inizialmente sono apparsi dei video che richiamavano l’impegno patriottico di Kurayan. In particolare sono riemerse vecchie fotografie mentre Kurayan distribuiva rifornimenti ai soldati ucraini impiegati nel 2014 in prima linea nel Donbass. Progressivamente però i contenuti dei video postati hanno preso un’impronta sempre più filorussa.

I video di propaganda - In un video si vede Kurayan, affiancato da due uomini armati, mentre spiega che la resistenza all’invasione russa è inutile. Nel filmato Kurayan afferma che la città di Kherson è stata ormai occupata e che la Forza di difesa territoriale è stata sciolta. 

«Penso che un'ulteriore resistenza sia ormai superflua», ha detto Kurayan nella clip, che è stata condivisa sui suoi account sui social media e trasmessa dalla TV di stato russa. In piedi davanti a un deposito di armi, con le mani legate, ha detto di aver fatto parte di un complotto per attaccare soldati russi. «Suggerisco a tutti i combattenti della Difesa Territoriale consegnare le armi», ha aggiunto.

«Volevano farne un burattino» - A lanciare l’allarme ci ha pensato la figlia del prigioniero ucraino, Karyna, giornalista 23enne. «Hanno iniziato a usare i social media di mio padre. Lo hanno registrato anche su TikTok. Mio padre non sa nemmeno cosa sia TikTok», racconta la figlia alla CNN. «Volevano farne un burattino». Karyna ha fornito alla CNN i video e gli screenshot dei post pubblicati sugli account originali dei social media di suo padre. I post, che ha condiviso con le autorità ucraine, sono stati rimossi da Kurayan dopo il suo rilascio.

Kurayan è stato liberato in uno scambio di prigionieri alla fine di aprile dopo circa un mese di detenzione. Il suo non è un caso isolato, è uno dei tanti ucraini ad essere stati rapiti dalle aree occupate del sud-est del Paese negli ultimi mesi per poi essere utilizzati dalla propaganda del Cremlino. In alcuni casi, le pagine social dei prigionieri sono state utilizzate per promuovere argomenti pro-Cremlino, mentre altre volte i detenuti sono apparsi in interviste televisive proclamando il sostegno della guerra del presidente russo Vladimir Putin.

Una propaganda locale - La battaglia mediatica secondo l’ex prigioniero sta entrando in una nuova fase. Mosca sta spostando progressivamente il focus della sua strategia da un livello nazionale a un livello locale, nel tentativo di convincere gli ucraini che vivono nei territori occupati a simpatizzare l’invasione russa. Non è bastato però l’arruolamento, spesso forzato, di collaboratori ucraini. Ora il Cremlino è ricorso a metodi più complessi. 

«All'inizio, nella fase della guerra lampo, la macchina della propaganda russa funzionava a livello nazionale, ora questi sforzi sono localizzati. Stanno cercando di convincere la popolazione locale, in particolare nelle aree occupate, che l'esercito ucraino ha rinunciaro a combattere», ha spiegato Mykola Balaban, vice capo del Centro per le comunicazioni strategiche e la sicurezza dell'informazione del Ministero della cultura e della politica dell'informazione ucraino.

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