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Dieci anni fa il dramma del naufragio. Dieci anni vissuti nel terrore
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12.01.2022 - 06:010
Aggiornamento : 10:07

Dieci anni fa il dramma del naufragio. Dieci anni vissuti nel terrore

Il 13 gennaio del 2012 la nave naufragava davanti all'Isola del Giglio. A bordo viaggiavano 4229 persone. Ne morirono 32

Oggi i sopravvissuti ricordano in lacrime quella notte. Le loro storie raccolte in un libro. «Qualcuno ha avuto attacchi di panico durante il racconto»

di Redazione
L.F.

GROSSETO - Il filo conduttore è quello della paura. Sono passati dieci anni ma è come se non fosse passato un solo giorno. È lo stato d’animo dei superstiti della tragedia della Concordia. Il “Titanic italiano” come qualcuno l’ha ribattezzato. Ma non è la sola similitudine che lega i due eventi a un secolo di distanza l’uno dall’altro.

La tragedia - Sono le 21:45 del 13 gennaio 2012 quando succede l’imponderabile. La nave da crociera Costa Concordia urta il gruppo di scogli noto come Le Scole, nei pressi dell'Isola del Giglio, causando uno dei più gravi naufragi della storia italiana. A dieci anni da quel tragico giorno con un bilancio amarissimo di 32 vittime (tra loro anche una bambina di cinque anni, Dayana) restano le immagini, le registrazioni, i processi, soprattutto quello al comandante Schettino. Ma soprattutto restano le testimonianze, ieri come oggi, dei sopravvissuti che rivivono, giorno dopo giorno, quella maledetta notte. In particolare a ricostruire la vicenda l’inchiesta del giornalista Pablo Trincia in un libro “Romanzo di un naufragio”.

Il dolore del ricordo - Un viaggio indietro nel tempo per rivivere la tragedia quasi come una seduta terapeutica per rielaborare il trauma. «Qualcuno ha avuto attacchi di panico durante l'intervista – racconta Trincia al Venerdì di Repubblica - Difficile però comprendere fino in fondo le singole reazioni. Una cosa è certa: chi era a bordo, chi viveva e vive sull'isola, gli avvocati, ognuno dei protagonisti con cui ho parlato, alla fine ha pianto. Come se esistesse una lunga, profonda, ferita collettiva a cui tutti sono attaccati».

La piccola Dayana - Di quella notte restano ancora oggi vivide le testimonianze rese nelle varie udienze del processo. Le più toccanti quelle che ricordano la morte della piccola Dayana e del padre, in viaggio insieme, uniti nel triste destino. «Ricordo che la bambina cadde in acqua, io ero a centro nave, era il momento in cui la nave si ribaltò, la bimba scivolò indietro con un anziano, era difficile riprenderla. E il padre disse: "La bambina, la bambina". Poi non la vidi più»: così un teste, Lorenzo Barabba, responsabile amministrativo della Costa Concordia.

Che fatica riuscire a dormire - Come in tutti gli eventi traumatici in molti ricordano cosa stavano facendo quando è successa la tragedia, “Quello che mai mi dimenticherò – ha raccontato Pasquale Zumpo, giovane parrucchiere di Fucecchio (Firenze) – è che ero a tavola con delle persone e stavamo cercando di stappare una bottiglia di vino, ma questa sembrava non aprirsi. Solo quando è avvenuta la collisione il sughero è saltato”.
Ester Percossi, maresciallo della Polizia municipale di Aprilia, sopravvissuta al naufragio: “Non ci facevano salire sulle scialuppe, che erano chiuse. Davanti a noi vedevamo i camerieri che fino a poco prima ci servivano al tavolo, che non ci facevano assolutamente avvicinare alle imbarcazioni. Non potevamo scendere dalla nave se prima non arrivava l’ordine di evacuazione da parte del Comandante”.
Walter Cosentini, di Cosenza, a La Nazione, ha reso una testimonianza drammatica delle ore passate sulla nave dopo l'urto contro gli scogli, prima di riuscire a salvare la sua famiglia, la moglie e due bimbi di 10 e 4 anni: "un uomo mi venne addosso, e persi una lentina. Io ho problemi di vista importanti, così a mia moglie dissi 'Se perdo l'altra lente, lasciatemi qui, perché non posso esservi d'aiuto'".
Queste sono alcune voci che ci riportano indietro di 10 anni per una ferita che è ancora aperta dentro di loro e che forse mai si rimarginerà del tutto. Perché come dicono molti dei sopravvissuti: “facciamo ancora fatica ad addormentarci la notte…”

Che fine ha fatto il comandante Schettino

Condannato a sedici anni di reclusione per l'incidente all'Isola del Giglio del 13 gennaio 2012, sta scontando la sua pena nel carcere romano di Rebibbia. Stiamo parlando del comandante Francesco Schettino. Dopo mezzanotte, prima che le operazioni di salvataggio dei passeggeri sul lato sinistro fossero concluse, Schettino saltò sulla lancia numero 1 e arrivò su uno scoglio alle 00:30. Invitato più volte a risalire sulla nave preferì rimanere sugli scogli.

Condannato nel 2017 a 16 anni di reclusione, da quattro anni e mezzo sta scontando la pena nel carcere di Rebibbia. Qui l’ora 61enne ex comandante si comporta come "detenuto modello" e frequenta corsi universitari in legge e giornalismo. Dal prossimo maggio potrà richiedere misure alternative alla detenzione in cella. "La gente forse non ci crederà, ma anche io ho i miei incubi" le sue parole dal carcere.

AFP
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