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ISRAELE
08.10.2021 - 20:570

La nonna materna di Eitan furente fuori dal tribunale di Tel Aviv: «Eitan sta bene in Israele»

La donna, a cui è stata negata l'entrata in tribunale, ha espresso tutta la sua rabbia contro avvocati e giornalisti

TEL AVIV - «L'Italia ha ucciso mio padre, mia figlia e mio nipote. Non possono prendere anche Eitan. Cosa mi è rimasto, capite?».

È quanto ha dichiarato la nonna materna di Eitan - l'unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone -, che si è espressa con rabbia al termine dell'udienza a porte chiuse di oggi che ha segnato al Tribunale della Famiglia di Tel Aviv la ripresa del dibattimento, in programma anche domani sera e domenica mattina.

«L'udienza non riguarda la questione del bene del bambino»
Un'udienza alla quale la donna - presentatasi a sorpresa nel pomeriggio in Tribunale - non è stata ammessa dalla giudice Iris Ilotovich Segal e che per questo ha innescato le sue rimostranze. In aula erano presenti invece la zia paterna affidataria della tutela di Eitan, che si è rivolta al Tribunale di Tel Aviv per riavere il bambino in base alla Convenzione dell'Aja, e il nonno materno, che ha portato il piccolo in Israele dall'Italia dove è indagato per sequestro di persona.

La sessione - come ha spiegato il portavoce della zia paterna - «non riguarda la questione del bene del bambino, né il suo affidamento, né quant'altro». L'udienza, ha aggiunto, «sarà centrata solo sulla questione della restituzione del bambino rapito, sulla base della convenzione dell'Aja». E questo è stato il tema trattato dai legali della zia, per il rientro immediato di Eitan in Italia. Secondo quanto si è appreso sono stati sentiti, via remoto, anche alcuni esperti in Italia.

La rabbia fuori dal tribunale
Che l'atmosfera stesse diventando elettrica, lo si è capito all'arrivo - inatteso - della nonna. Poco prima di sedersi fuori dell'aula, ha inizialmente apostrofato un avvocato: «Io sono la nonna, siamo una famiglia in lutto. Abbiamo perso tre generazioni e adesso voi state distruggendo l'immagine anche di mia figlia», riferendosi alla defunta mamma di Eitan. La donna non ha spiegato i motivi di questa accusa ma - secondo alcune interpretazioni - in aula devono essere state fatte affermazioni a suo avviso non condivisibili.

La rabbia è poi esplosa con forza al termine dell'udienza. «Mia figlia era completamente pulita. E sapete perché sono fuori dall'aula? - ha gridato ai giornalisti visibilmente scossa - Perché una donna giudice in Israele ha detto che, siccome non era stato consentito al Console italiano di entrare in aula, ha negato il permesso anche a me. Io sono la nonna». «Lo stesso - ha aggiunto - è successo anche in Italia nel momento in cui io ero in lutto per mia figlia e non mi hanno dato la possibilità di esprimermi, non mi hanno dato l'occasione». Ed ha ribadito che il piccolo Eitan «sta bene in Israele».

Ora, domani sera - a quanto sembra, visto che gli avvocati delle parti non hanno rilasciato dichiarazioni - il dibattito andrà avanti con i legali delle parti che argomenteranno a favore - quelli dei Biran - o contro - quelli dei Peleg - il ricorso alla Convezione dell'Aja. Le sedute riprenderanno domenica con l'ultima udienza. La giudice prenderà poi il suo tempo per decidere. Nel frattempo il piccolo Eitan continuerà l'alternanza dei tre giorni con la zia e con il nonno, come previsto dall'«intesa temporanea» raggiunta tra le famiglie lo scorso 23 settembre.

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