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FRANCIA
12.07.2021 - 18:520

I soccorsi, la pistola, il trauma: parla uno degli eroi di Nizza

Cinque anni fa Gilles Gamberi saltò sul Tir e cercò di disarmare l'attentatore

NIZZA - Gilles Gamberi non aveva mai parlato prima di quanto aveva vissuto la notte del 14 luglio 2016 a Nizza. Ma ora che si avvicina il quinto anniversario dell'attacco terroristico che provocò 86 morti e oltre 450 feriti, l'ex ferroviere che tentò di bloccare Mohamed Lahouaiej-Bouhlel ha deciso di raccontare cosa visse in quei drammatici istanti.

Lo ha fatto a "L'Instant où", podcast di BfmTv condotto da Dominique Rizet. Per anni Gamberi ha preferito restare nell'anonimato, lasciando la nomea di "eroe" a Franck Terrier, che con il suo scooter aveva cercato di fermare la folle corsa del Tir lanciato sulla Promenade des Anglais.

Il racconto - Come migliaia di altre persone Gamberi si trovava sul lungomare di Nizza per assistere allo spettacolo pirotecnico che avrebbe chiuso la festa nazionale francese. «Qualche minuto prima dei fuochi, si è sentito un forte rumore a qualche metro da noi. Quando mi sono girato, ho visto passare una massa bianca, e subito dopo grida di paura». Nei primissimi istanti, l'uomo - soccorritore esperto - ha pensato a un tremendo incidente stradale. «Non avevamo che le nostre mani per aiutare i feriti, metterli il più possibile a proprio agio, cercare di confortarli e smistare coloro per i quali si poteva fornire aiuto e coloro per i quali c'era più nulla da fare».

Apporto determinante - Quando il mezzo pesante si è fermato a un centinaio di metri di distanza, Gamberi si è lanciato per appurare le condizioni di salute del conducente, che temeva avesse avuto un malore. «Ho deciso di salire sul predellino per aprire (l'abitacolo, ndr) dall'interno, perché il finestrino era abbassato, e quando la mia testa è arrivata al finestrino ho visto una pistola puntata contro di me». Gamberi ha cercato di disarmare l'attentatore, per poi scendere dal camion e mettersi al riparo. È stato lui a indicare a un poliziotto dove si trovava Lahouaiej-Bouhlel all'interno della cabina di guida, indirizzando quindi i colpi d'arma da fuoco esplosi per neutralizzare l'assalitore. Gamberi ha trascorso varie ore insieme ai feriti prima di essere evacuato dalla scena dell'attentato. La sua ricostruzione dei fatti è stata ben preso ritenuta valida dagli inquirenti, prima ancora che venisse corroborata da alcuni video. 

Anni difficili - «La cosa più difficile è stata sapere se quello che dicevo, quello che pensavo di aver vissuto fosse vero, oppure se fosse il mio cervello a rivestire le cose» ha ammesso Gamberi. La tremenda esperienza gli ha provocato una sorta di disturbo da stress post-traumatico. «Dopo due o tre mesi, ho sentito che dovevo chiedere aiuto». La terapia è proseguita per due anni, dopo i quali l'uomo ha capito di essere pronto a raccontare la propria storia.

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