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ITALIA
23.08.2020 - 19:560

Domani in Italia partono i primi test per il vaccino al Covid-19

Progettato dall'azienda romana Biotech Reithera, i volontari per questa prima fase sono 90

ROMA - Il primo volontario sano riceverà nell'Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma il vaccino progettato dall'azienda Biotech Reithera di Castel Romano e finanziato con otto milioni di euro (circa 8,6 milioni di franchi al cambio attuale) da Regione Lazio e Ministero della ricerca con il Consiglio nazionale delle ricerche.

Partono così anche in Italia i test destinati a dare una prima risposta sulla sicurezza del farmaco. A questa prima fase ne seguiranno altre due, condotte su numeri più ampi di individui per dare le risposte sull'efficacia.

Domani, si apprende dallo Spallanzani, il candidato vaccino chiamato Grad-CoV2 sarà somministrato a una sola persona, che in seguito alla vaccinazione sarà tenuta in osservazione per qualche ora. A distanza di quattro giorni si prevede di somministrare il vaccino ad altre due persone, poi ad altre quattro e così via a un numero crescente di volontari, fino ai 90 previsti in questa fase 1.

Si prevede di cominciare da chi ha meno di 55 anni e di arrivare solo in un secondo momento a chi ne ha oltre 65. Secondo il protocollo stabilito dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) i 90 volontari sono infatti organizzati in due coorti: una di 45 individui sani di età compresa tra 18 e 55 anni e una di 45 individui sani di età compresa tra 65 e 85 anni. Ogni gruppo di età è diviso in tre sottogruppi di 15, ciascuno dei quali riceverà tre dosi crescenti.

Come funziona?

Il vaccino, che prevede un'unica somministrazione, è uno dei due progettati in Italia (l'altro è quello dell'azienda biotech Takis, sempre di Castel Romano) e si basa su un virus reso inoffensivo e incapace di moltiplicarsi, utilizzato come una navetta per trasportare nelle cellule l'informazione genetica che corrisponde alla proteina Spike, l'arma che il virus Sars-CoV2 utilizza per invadere le cellule.

Il virus-navetta fa parte della famiglia degli adenovirus, la stessa cui appartiene il virus del raffreddore, ed è di origine animale. È infatti un virus dei gorilla e, rispetto al suo analogo umano, ha il vantaggio di non essere riconosciuto dagli anticorpi in modo da raggiungere indisturbato le cellule alle quali è diretto per recapitare il suo carico.

Giunto a destinazione, il frammento genetico che corrisponde alla proteina Spike stimolerà le cellule a produrre solo quel frammento della proteina, che a sua volta stimolerà la produzione di anticorpi. I test finora condotti sui topi indicano che il vaccino è in grado sia di stimolare la produzione di anticorpi neutralizzanti, sia la riposta delle cellule immunitarie chiamate linfociti T killer, capaci di riconoscere le cellule

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