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Latte ticinese, «la situazione è urgente e la politica è già in ritardo»

Un'interrogazione del Partito comunista pone sotto la lente del governo il momento complicato della filiera lattiero-casearia ticinese: «Il prezzo del latte che deve essere venduto in Svizzera interna ha raggiunto dei minimi storici»
Depositphotos (VadimVasenin)
Fonte red
Latte ticinese, «la situazione è urgente e la politica è già in ritardo»
Un'interrogazione del Partito comunista pone sotto la lente del governo il momento complicato della filiera lattiero-casearia ticinese: «Il prezzo del latte che deve essere venduto in Svizzera interna ha raggiunto dei minimi storici»

BELLINZONA - «La popolazione ticinese ha deciso di inserire il principio della sovranità alimentare tra gli obiettivi sociali della Costituzione» — votazione del 13 giugno 2021 — e «la filiera oggi più sotto pressione è sicuramente la filiera lattiero-casearia, con l’alto rischio di chiusura di molte aziende agricole e di perdita di un’economia importante delle nostre Valli. Il prezzo del latte che purtroppo dopo la chiusura della Lati e il ricorso all’apertura del caseificio della Valle di Blenio, deve essere venduto in Svizzera interna, ha raggiunto dei minimi storici». È con questa premessa che i deputati del Partito comunista, Lea Ferrari e Massimiliano Ay, interrogano il governo.

Quale volume ha raggiunto negli scorso anni il latte non ticinese lavorato in Ticino? Come e da chi viene lavorato? È possibile sostituire questo latte con lo stesso quantitativo di latte prodotto in Ticino anche nel periodo invernale? Sono queste alcune delle domande che il PC pone al Consiglio di Stato. E ancora, «come intende il Consiglio di Stato, al di fuori dell’interprofessione appena creata, mantenere il più possibile in Ticino la lavorazione del latte ticinese ed evitare storture?»

Le domande, allargando il punto di vista, proseguono. «Benché sia vero che vale il libero mercato, è altrettanto vero che di fronte ad una crisi il Cantone e il mondo agricolo devono essere uniti per trovare soluzioni, il Consiglio di Stato è di questo parere?». All'esecutivo viene chiesto anche se ritiene che in Ticino «sia prodotto troppo latte» e se «auspica che la crisi del mercato del latte possa operare un cambiamento strutturale "naturale"» nel cantone.

«Siamo in una situazione di urgenza alla quale la politica deve dare una risposta, anzi è già in ritardo e le incertezze continuano a pesare sulla vita delle allevatrici e allevatori del nostro cantone», si legge nell'atto parlamentare. «L’atteggiamento attendista che vorrebbe riequilibrare la produzione di latte con il pensionamento e la chiusura definitiva senza successione delle aziende agricole alpine avrà un solo risultato: l’aumento delle importazioni di prodotti latto-caseari dall’estero, la scomparsa delle tecniche e del sapere secolare regionale, nonché di decenni di selezione zootecnica che ha raggiunto livelli molto elevati».

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