«La tassa? Un trucco. Siamo preoccupati dalle ritorsioni sui ristorni»

Giuseppe Augurusa, responsabile frontalieri della Cgil italiana: «Nessuno lo chiama più contributo per il sistema sanitario. Viola gli accordi con la Svizzera»
BELLINZONA / MILANO - «Siamo a 27 mesi dall’entrata in vigore della norma senza che la stessa sia stata effettivamente applicata».
«Oltre l'immaginabile» - Tiene il conto Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale frontalieri per il sindacato italiano Cgil. L’argomento è la tanto discussa (e controversa) tassa sulla salute, vale a dire la trattenuta tra il 3% e il 6% del reddito netto, con un importo minimo di 30 euro e un massimo di 200 euro mensili, a carico dei vecchi frontalieri. Una vertenza, per usare le parole dello stesso Augurusa, «arrivata ben oltre l’immaginabile».
«Per il Ticino è contraria alle doppie imposizioni» - «Solo la Lombardia continua, unica tra i territori interessati, a intestardirsi - aggiunge il sindacalista a Tio.ch - su un provvedimento che il Piemonte ha declinato e che l’Alto Adige e la Valle d’Aosta hanno sostanzialmente ignorato». Inoltre, «gli esponenti del Ticino, da settimane, giudicano la tassa - non la chiama contributo più nessuno - contraria all’accordo internazionale contro le doppie imposizioni e minacciano ritorsioni sui ristorni». Un’azione che, sottolinea il sindacalista, ribadendo un concetto espresso durante il TioTalk, «provocherebbe un vero e proprio terremoto nei quattrocento Comuni italiani di confine».
«La tassa è un trucco delle etichette» - Intanto, è notizia degli ultimi giorni, l’audizione sull’argomento dell’assessore lombardo Sertori è stata rinviata. «La nostra posizione resta chiara: la tassa sulla salute, un trucco delle etichette, perché nulla ha a che fare con il sistema sanitario, oltre a essere inefficace, viola palesemente il trattato internazionale sottoscritto tra i due paesi. Per tale ragione la sua effettiva applicazione non potrà che portarci di fronte alla Corte Costituzionale per accertare i profili di incostituzionalità».
«Evitiamo una stagione di grandi incertezze» - Il sindacalista si dice preoccupato per i rischi: «Le possibili ritorsioni svizzere sul sistema dei ristorni ci preoccupano. Ci auguriamo quindi che anche la Lombardia receda nell’intento evitando una lunga stagione di ulteriori grandi incertezze. La mozione in discussione al Consiglio regionale lombardo nei prossimi giorni sarà la cartina di tornasole delle intenzioni del decisore politico».



