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Una professione senza riconoscimento: «La riforma? Non basta»

La deregulation prevista da Berna nel settore dei taxi non basta: si chiedono regole e trasparenza per frenare la crisi del settore e la concorrenza delle piattaforme digitali.
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Una professione senza riconoscimento: «La riforma? Non basta»
La deregulation prevista da Berna nel settore dei taxi non basta: si chiedono regole e trasparenza per frenare la crisi del settore e la concorrenza delle piattaforme digitali.

LUGANO / BERNA - Nel settore dei taxi «i problemi esistono da sempre», ma oggi la situazione sarebbe peggiorata a causa della mancanza di una regolamentazione chiara, soprattutto nei confronti delle piattaforme digitali. A sostenerlo è Massimo Frassi, esperto del settore dei trasporti e portavoce dei tassisti a Lugano. Frassi punta il dito contro quello che definisce «un consenso politico continuo» nei confronti di Uber, «nonostante la mancanza delle regolamentazioni necessarie». E incalza: «La situazione è peggiorata: chi doveva intervenire ha promesso molto ma non ha fatto nulla».

Secondo l’esperto, il nodo centrale è l’assenza di una base giuridica solida che disciplini l’intero comparto. Un vuoto che, di fatto, favorisce i nuovi operatori digitali. «Uber sfrutta questa anomalia: se si vuole risolvere il problema, bisogna ripensare da zero la regolamentazione del settore taxi». La soluzione, secondo Frassi, dovrebbe passare da una revisione complessiva del settore: «Servono regole, riconoscimento professionale e un sistema di licenze contingentato che dia valore al lavoro del tassista».

Nuove regole a Berna - A livello federale, a Berna, è stata posta in consultazione, fino allo scorso 3 aprile, la semplificazione del trasporto professionale di persone con autovetture. Il Consiglio federale ha voluto compiere dei passi avanti, verso una normativa più moderna, dando a diverse mozioni parlamentari. Attualmente, chi esercita professionalmente il trasporto di persone con autovetture - come i tassisti - deve disporre di una semplice autorizzazione (TTP) e soddisfare requisiti medici più severi. I veicoli devono inoltre essere dotati di tachigrafo per il controllo dei tempi di lavoro, guida e riposo. Concretamente cosa cambierebbe? Con le modifiche proposte, i conducenti professionisti non avrebbero più bisogno dell’autorizzazione TTP (con abolizione dell’esame teorico e pratico supplementare), ma varrebbero gli stessi requisiti medici previsti per la patente B; inoltre, i tempi di guida e riposo potrebbero essere registrati tramite app, rendendo di fatto superfluo il tachigrafo. Le modifiche, stando al Governo, consentirebbero di aggiornare il settore alle esigenze odierne, sfruttare la digitalizzazione ed eliminare vincoli non più necessari. Resterebbero però invariati i requisiti in materia di sicurezza stradale e periodi di lavoro e riposo.

«Tassisti discriminati» - Secondo Frassi, tuttavia, non è abbastanza. Uno degli aspetti più critici riguarda proprio il riconoscimento professionale del tassista, che in Svizzera dal suo punto di vista è ancora insufficiente. «Per guidare un taxi basta solo un’abilitazione, mentre altre categorie di trasporto professionale godono di riconoscimenti federali. Eppure i tassisti sono tassati come professionisti: una bella contraddizione». Il confronto internazionale resta centrale: «All’estero il servizio taxi è generalmente considerato trasporto pubblico non di linea. Qui la classificazione è diversa, con conseguenze dirette sul mercato». «Il cliente si aspetta professionalità, ma il sistema non la garantisce. Serve una regolamentazione chiara». Un primo passo che sarebbe dovuto, soprattutto per poter tutelare la categoria contro la concorrenza spietata delle piattaforme digitali.

Un dibattito che resta acceso, questo, in particolare sul tema delle tariffe. «Quelle dei taxi sono pubbliche e stabilite dal Comune, con obbligo di esposizione», sottolinea Frassi. «Con Uber manca la trasparenza: l’algoritmo determina i prezzi attraverso il dynamic pricing, ampliando lo spread tariffario a vantaggio della piattaforma». E le nuove proposte politiche, a suo avviso, rischiano di aggravare ulteriormente la situazione. «Si facilita l’accesso al mercato senza una reale necessità, aumentando il numero di conducenti e riducendo i guadagni per tutti. Uber si mantiene sul mercato grazie all’eccesso di offerta, non della domanda». Un meccanismo che, conclude, finirebbe solo per penalizzare soprattutto chi entra nel settore senza adeguate tutele.

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